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Malattie autoimmuni

Tumore al fegato in crescita


Nuove prospettive per la terapia

E' al sesto posto nella classifica dei più frequenti. Il Paese più colpito è il Giappone

Occupa ormai saldamente il sesto posto nella classifica dei tumori più frequenti. Anche se con importanti differenze fra le diverse aree geografiche, quello del fegato è un tumore che sta diventando sempre più comune: in Giappone in pochi anni la sua frequenza è quadruplicata, passando da 10 a 40 casi per 100 mila abitanti.

In Europa le cose vanno un po’ meglio in termini di incidenza (in Italia siamo fra il 5 e il 10 per 100 mila), ma l’aumento si fa sentire anche qui: per esempio la vicina Francia fra il 1980 e il 2000 è passata da 7,5 a 10 nuovi casi per 100 mila abitanti. Colpa soprattutto del diffondersi delle infezioni virali: «Questo aumento è la conseguenza dell’ondata di infezioni da virus dell’epatite C verificatasi negli anni 50-60-70, prima cioè della scoperta del virus, e dell’avvento dell’AIDS – spiega il professor Luigi Bolondi, direttore del Dipartimento di Malattie dell’Apparato Digerente e di Medicina Interna dell’Università di Bologna -. In quel periodo c’è stata una medicalizzazione di massa con vaccinazioni, cure odontoiatriche e così via che, in mancanza di strategie di prevenzione, ha portato alla diffusione del virus. Anche in Italia c’è stata una specie di pandemia di epatite C di cui paghiamo le conseguenze in questi anni».

LE CURE - A compensare in parte l’impatto conseguente all’aumento di incidenza vi sono i progressi terapeutici. Gli ultimi riguardano in particolare le forma avanzate della malattia. Se per quelle iniziali la terapia chirurgica e le altre tecniche utilizzate per distruggere il tumore garantiscono da tempo buoni risultati, per le forme avanzate finora non esisteva alcuna terapia. Grazie a un nuovo farmaco, il sorafenib, si è riusciti ora a ottenere i primi risultati anche nelle forme fin qui senza speranza. «Con un trattamento appropriato riusciamo a prolungare la sopravvivenza» ricorda l’esperto.

Il nuovo farmaco agisce bloccando una serie di messaggeri che favoriscono la crescita delle cellule tumorali e la proliferazione dei vasi sanguigni indispensabili per la vita del tumore. E per il futuro? «Ci sono anche altri farmaci in studio e sarà possibile effettuare associazioni terapeutiche che dovrebbero migliorare i risultati: la speranza cui tende la ricerca è quella di cronicizzare il più possibile la malattia».

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