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Polizia penitenziaria, "Troppi rischi nelle carceri"

Un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Parma è stato ricoverato circa due settimane fa al Maggiore per aver contratto la tubercolosi. Lo ha reso noto Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Il segretario Durante commenta: «E' altissimo il rischio per gli agenti di contrarre malattie contagiose, a causa della promiscuità esistente nelle carceri, dove il 25% dei detenuti sono tossicodipendenti, molti dei quali sieropositivi e affetti da patologie infettive come l’epatite B e C. In alcune carceri del Nord Italia la percentuale di tossicodipendenti sale addirittura al 55/60%. Gli stranieri sono il 37% come media nazionale, mentre al Nord arrivano a punte del 50-60 %, molti dei quali provenienti dai paesi del Nord Africa».

Secondo il Sappe, «il caso di Parma non è isolato. Ci sono stati casi di epatite B e C contratta dal personale di polizia penitenziaria, che spesso entra in contatto con soggetti dei quali, per ragioni di privacy, non conosce lo stato di salute e il quadro clinico. Sarebbe opportuno che il personale di polizia penitenziaria potesse sottoporsi periodicamente allo screening per le patologie infettive come la Tbc, le forme di epatite ed altre, in ragione della tipologia di lavoro a rischio. Nel carcere di Parma, dove sono ristretti 524 detenuti e lavorano circa 250 appartenenti alla polizia penitenziaria, la tensione è altissima. Chiediamo - conclude Durante - che il personale di polizia penitenziaria e i detenuti vengano controllati al più presto per evitare che la Tbc possa diffondersi. Ci risulta che al momento solo dieci agenti della polizia penitenziaria hanno effettuato lo screening previsto».

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