I medici e gli infermieri penitenziari hanno iniziato stamani lo sciopero della fame
I medici e gli infermieri penitenziari hanno iniziato stamani lo sciopero della fame per richiamare l'attenzione sulla "grave situazione che si sta verificando nelle carceri italiane dopo il taglio di ben 13 milioni di euro, sancito dalla Finanziaria 2007, che di fatto ha sancito lo smantellamento della Medicina Penitenziaria". A renderlo noto, un comunicato diffuso dall'Associazione Medici dell'Amministrazione Penitenziaria Italiana (Amapi).
Le risorse finanziarie destinate alla medicina penitenziaria, spiega l'associazione, hanno subito "un taglio drastico che, oltre a ridurre lo staff sanitario, ha già prodotto risultati drammatici nell'approvvigionamento dei farmaci salvavita. Sono infatti previsti entro il primo semestre di quest'anno il licenziamento e/o non rinnovo di contratto per oltre 1.400 addetti, in gran parte infermieri e medici specialisti mentre mancano già alcuni medicinali per i malati cronici, ad es. antipertensivi, insuline, interferone, quest'ultimo molto usato nei pazienti con epatite C, di cui sono affetti praticamente le migliaia di detenuti tossicodipendenti, senza contare i cortisonici, gli anticoagulanti e quant'altro".
"C'è il rischio concreto - afferma l'Amapi - che si scateni una moria di detenuti o, una serie spropositata di ricoveri ospedalieri per soggetti che, come ben sappiamo, necessitano di vigilanza non stop da parte di almeno due guardie penitenziarie o più a seconda della gravità del reato commesso o di 41bis, che andrebbero a gravare anche sui gia' provati bilanci delle Asl locali".
La situazione è a tal punto insostenibile da portare alle dimissioni del presidente dell'Amapi, Francesco Ceraudo, che ha spiegato: ""Mi sono dimesso perché sono impotente di fronte all'indifferenza di Parlamento e Governo e al caos che ci sarà nelle carceri". "Abbiamo scritto anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma finora nessuno ha dimostrato interesse verso questo problema", ha adetto Ceraudo.
Lo sciopero, annuncia la associazione, continuerà ad oltranza fino a quando non vi sarà una risposta e una volontà reale a risolvere la situazione.






















