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Malattie autoimmuni

In Italia ci sono più di 10 mila decessi all'anno

MILANO. Lo slogan "Il tuo fegato non dimentica nulla" è la vertià sottolineata da EpaC Onlus, l'associazione di pazienti e medici impegnati nella lotta contro l'epatite C, per sostenere una grande campagna contro la malattia in occasione del 1° ottobre, data della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sull'epatite virale.

Il fatto è - sostengono gli esperti - che un contatto col virus C dell'epatite (HCV) avvenuto molti anni addietro e rimasto silente, può manifestarsi con sintomi lievi o dare inizio improvvisamente a una fase acuta.

"Si calcola che in Italia - ha detto Massimo Colombo, direttore della Divisione di Gastroenterologia della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - siano 1,8 milioni le persone che hanno avuto un contatto col virus, ma di queste solo un quinto ne è consapevole. In realtà, di quel milione e ottocento, un terzo è guarito spontaneamente, mentre i due terzi vanno incontro nel tempo a un quadro di cirrosi epatica".

La campagna, denominata "l'epatite c'è", dovrebbe spingere chi è stato a rischio malattia, verso un controllo in modo da prevenire, qualora risulti positivo ai test, conseguenze serie al suo fegato, come la cirrosi, l'insufficienza epatica, fino al tumore. In Italia si stimano ogni anno oltre 10.000 decessi a causa delle complicanze dovute alla malattia.

Oggi la cura dell'infezione cronica da virus HCV, come ha spiegato Colombo, si basa sull'interferone pegilato associato a ribavirina. Quest'ultimo farmaco, se da solo non produce alcun cambiamento, è invece in grado di potenziare l'azione dell'interferone, fino a ottenere la scomparsa del virus e la guarigione completa del paziente. Purtroppo questo non vale per tutti i malati.
 
La Campagna EpaC, ha previsto l'attivazione - dal 2 ottobre - di un numero verde 800.90.37.22 al quale ogni cittadino potrà chiedere informazioni, dal punto di vista sia scientifico che legale; la distribuzione di opuscoli informativi a bordo dei treni nazionali e regionali; le informazioni contenute nel sito Internet www.epac.it; pianificazione pubblicitaria sulle pagine di quotidiani nazionali e locali.
 
Nei messaggi si metterà l'accento sui maggiori fattori di rischio: l'aver usato, in passato, aghi e siringhe non monouso (si pensi alle siringhe di vetro usate fino agli anni Sessanta o allo scambio di siringhe fra tossicodipendenti), oppure aver subito trasfusioni di sangue prima del 1990 (quando ancora non era obbligatorio il controllo sulle sacche di sangue trasfuso).

Anche gli interventi odontoiatrici e quelli invasivi in ospedale o negli ambulatori (qui dipende dal rispetto dei meccanismi di controllo sulla sterilità degli strumenti) possono fungere da vettori di infezione.

"Il rischio di trasmissione sessuale - ha precisato Carmen Vandelli (Università di Modena) - è molto piccolo, così come la trasmissione materno-natale. Non così invece la trasmissione dovuta alla moda del piercing e dei tatuaggi, perché vengono fatti in ambienti dove le garanzie di sterilizzazione non sono idonee. Qui bisogna essere molto chiari: o si introducono per legge gli sterilizzatori obbligatori, oppure tutte queste pratiche vanno assolutamente sconsigliate. Non ci si può accontentare di assicurazioni verbali".

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