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L'insidia epatite C

Gasbarrini: il virus sarà debellato

Alla conferenza nazionale un'alleanza tra medici, malati e gruppi di volontariato


Roma, 28 novembre 2011 - MEDICI e malati hanno stretto un’alleanza contro l’epatite per accendere i riflettori sullo stato di salute dei pazienti con problemi al fegato. Il patto tra Fire onlus, fondazione per la ricerca in epatologia, e Epac onlus, associazione di pazienti, è stato appena presentato a Palazzo Madama.

Professor Antonio Gasbarrini, è preoccupante la diffusione delle epatiti nel nostro Paese?
«Sì, perché l’Italia ha la più alta prevalenza europea di virus dell’epatite — risponde il presidente di Fire, ordinario di Gastroenterologia all’Università Cattolica di Roma — quindi siamo di fronte a un’emergenza sanitaria. Abbiamo il triste primato europeo di soggetti Hcv positivi — circa il 3% della popolazione — e di mortalità per tumore primitivo del fegato legato al virus C, circa 5mila nuovi casi l’anno».

Quanti italiani sono venuti a contatto con i virus delle epatiti?
«Secondo le stime, oltre 1,5 milioni di persone sono positive al virus C. Fortunatamente, la prevalenza d’infezione da Hcv sembra essere considerevolmente minore nelle generazioni più giovani, a meno che non vi siano casi di tossicodipendenza. Per l’epatite B, si stimano circa 1 milione di soggetti infetti. Complessivamente due milioni e mezzo di persone, ma soltanto il 27% di loro ne è a conoscenza, perché in genere lo si scopre per caso».

Come ci si infetta?
«Prima di tutto diciamo che l’infezione è ‘silenziosa’ e, eccetto rari casi in cui ha un decorso acuto, impiega oltre vent’anni a manifestarsi. Quindi, i numeri da epidemia, tra casi di cirrosi epatica e di tumore del fegato legati ai virus B e C, che vediamo oggi risalgono in gran parte a quando la sterilizzazione non aveva le garanzie di quella attuale. Basti pensare alle trasfusioni fatte tanti anni fa — prima della scoperta dei virus — o alle siringhe, agli strumenti chirurgici e agli aghi che si riutilizzavano, dopo averli fatti bollire, perché non c’erano ancora sistemi ‘usa e getta’ o metodiche di sterilizzazione efficaci».

Quali sono i principali virus responsabili di epatiti?
«Il virus A è il più diffuso in quanto si trasmette per via alimentare, ma ha un decorso benigno nella stragrande maggioranza dei casi e ha un’evoluzione solo acuta, cioè non può cronicizzare. I virus B e C, invece, possono dare un’infezione cronica. Entrambi si trasmettono per via parenterale, quindi per contagio di liquidi organici infetti, e possono sviluppare cirrosi e cancro del fegato».

In quale misura?
«I virus B e C sono killer silenziosi e in Italia provocano 20mila decessi all’anno tra cirrosi e tumore del fegato. Un numero che determina un forte impatto su società, famiglie e Sistema sanitario nazionale. Da qui è nata l’esigenza dell’Alleanza contro l’epatite, Ace, tra medici e pazienti».

Qual è il vostro obiettivo?
«Nel manifesto, che noi chiediamo ai cittadini di sottoscrivere collegandosi al sito www.alleanzacontroepatite.it, c’è un decalogo in cui si chiede, tra l’altro, la nomina di una consulta permanente per l’epatite, la creazione di un numero verde, di un database nazionale delle epatiti croniche virali e di un network nazionale interregionale di centri di eccellenza, l’approvazione in tempi rapidi di farmaci innovativi e la promozione di studi di cost-efficacy sui trattamenti antivirali. L’Oms già dal 2010 invita i Paesi membri ad adottare urgentemente procedimenti per il controllo e la cura delle infezioni virali Hcv e Hbv — che causano il 70% dei trapianti di fegato — e di grande valore per la nostra alleanza è la giornata di domani, in cui per la prima volta in Italia si svolge la Conferenza nazionale delle epatiti, con un’iniziativa al ministero della Salute».

I virus B e C potranno essere debellati?
«Oggi esistono farmaci efficaci nel bloccare l’epatite B e arriveranno nel 2012 farmaci altrettanto efficaci per eradicare il virus C. Nei prossimi mesi verranno immesse in commercio due nuove molecole per il virus C: si aggiungeranno al trattamento esistente per costituire una triplice terapia. Si tratta degli inibitori della proteasi virale boceprevir e telaprevir: mostrano tassi di guarigione superiori al 70% e, anche se il loro utilizzo inciderà sui costi del trattamento nel breve termine, si realizzerà un enorme risparmio di vite umane e di costi sociali nel medio-lungo periodo».

Fonte: http://qn.quotidiano.net/

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