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Malattie autoimmuni

Giustizia: epatite C, la malattia infettiva più diffusa in carcere

Ne soffre il 38% dei detenuti; il 7% è positiva all'Hiv e il 6,7% all'epatite B. Novati, infettivologo consulente di Opera (Milano): "Non abbiamo mai avuto epidemie". Il problema maggiore è costruire la fiducia col paziente.

È l'epatite C la malattia infettiva più diffusa negli istituti di pena italiani: ne soffre il 38% dei detenuti. C'è poi un 7% della popolazione carceraria positiva al virus Hiv e un 6,7% positivo all'epatite B. "C'è poi la tubercolosi - spiega Roberto Monarca, responsabile nazionale dell'area malattie infettive della Società italiana di medicina e sanità penitenziaria .

La percentuale di positività al test di Mantoux è superiore al 50%: persone che hanno avuto un contatto pregresso con la malattia e che indica una condizione di infezione latente". Malgrado i numeri e le difficoltà oggettive (vedi lancio precedente) non è il caso di parlare di allarme. Per Stefano Novati, infettivologo dell'ospedale San Matteo di Pavia e consulente per il carcere di Opera (Milano) "i problemi maggiori sono quello organizzativi. Il carcere è un condensato di marginalità, ed è evidente che vi siano concentrazioni maggiori di patologie. Non abbiamo mai avuto epidemie, né di Tbc né di epatite".

Ma c'è un'altra difficoltà che incontrano i camici bianchi del carcere: la difficoltà a costruire la fiducia con il paziente detenuto, elemento fondamentale nel rapporto medico-paziente. "Il detenuto si vede imporre la figura del medico, un problema che si aggrava ancora di più per gli stranieri - spiega Roberto Monarca -.

Per questo dovremo avvalerci di mediatori culturali, ma anche di peer educators: detenuti formati per trasmettere conoscenze mediche tra pari". L'iniziativa, portata avanti con il progetto "In & Out", ha coinvolto quattro istituti di pena italiani (San Vittore, Viterbo, Rebibbia e Bari) in cui si è lavorato per informare i detenuti sull'importanza di sottoporsi al test di screening per individuare la positività al virus Hiv. "Solitamente la media di accettazione è del 30% - commenta Roberto Monarca - con questo progetto l'accettazione del test di screening è passata al 70%".


Fonte: Redattore Sociale - Dire, 3 dicembre 2008

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