Il giallo dell'epatite C, per la Procura salgono a 75 le morti sospette
Sono i malati che non hanno ricevuto il farmaco che forse avrebbe potuto salvarli L'imputazione è di omicidio colposo
Cominciano a fare impressione i numeri dell'inchiesta della procura sul farmaco in grado di curare l'epatite C, poco prescritto perchè troppo costoso. Sono saliti, nel giro di pochi giorni, a 75 i decessi "sospetti", su cui si sta concentrando l'attenzione della magistratura: sono tutti malati del Piemonte che non hanno avuto accesso alla terapia nei mesi scorsi, e che potrebbero dunque essere morti per colpa della mancata prescrizione del farmaco Sofosbuvir, (il cui nome commerciale è Sovaldi) in grado di estirpare il virus dell'epatite C, o comunque di "congelare" l'evoluzione della malattia nei casi più gravi.
I carabinieri del Nas si stanno occupando di raccogliere le cartelle cliniche di ogni paziente, e una perizia medica dovrà accertare se ci sia una correlazione tra la mancata assunzione del medicinale e l'esito letale che si è verificato. Il Sofosbuvir è entrato in commercio solo alla fine dell'anno scorso. I decessi si sono dunque verificati tutti nell'arco di pochi mesi, e il numero è destinato ad aumentare ancora, dato che l'accertamento è appena agli inizi. L'inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello sta rivelando una realtà inquientante, in cui la tutela della salute potrebbe essere stata soverchiata da meri leggi economiche. Il Sofosbuvir ha infatti un costo di circa 40 mila euro a confezione per la sanità pubblica, che raddoppia a 80 mila euro in caso di acquisto da privato. Ed è stato calcolato che sono almeno 2 mila i malati di epatite C in Piemonte che ne avrebbero bisogno.
Alle 75 "vittime" dell'epatite C, sia aggiungerà anche il numero dei pazienti le cui condizioni si sono anche solo semplicemente aggravate per non aver avuto accesso al farmaco. Il procuratore Guariniello procede infatti contestando sia il reato di omicidio colposo, al momento contro ignoti, sia quello di lesioni.
Ma prima di tirare le fila dell'inchiesta, è necessario verificare caso per caso il "nesso di causa" con la mancata assunzione del farmaco. Non tutti i malati di epatite C possono infatti aver accesso alla terapia: l'Aifa ha stabilito una priorità solo per determinati malati che devono rientrare in sei requisiti specifici. Si "salva" insomma al momento solo chi è più grave, ma non gravissimo. «E' probabile che questi pazienti sarebbero morti comunque - ha spiegato Mario Rizzetto, ordinario di gastroenterologia delle Molinette - perchè in stadio troppo avanzato della malattia. L'Aifa infatti prescrive di trattare solo i pazienti gravi ma stabili, con una prospettiva di vita di diversi mesi davanti. Potrebbe dunque essere fuorviante mettere questi decessi in relazione alla mancata prescrizione».
Fonte: torino.repubblica.it






















