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Malattie autoimmuni

Europa unita contro l'epatite C

di Elisabetta Lucchesini

In Italia si stima che oltre 1 milione di persone abbia contratto l'infezione cronica da Hcv e in Europa sono 9 milioni, con un gradiente decrescente da nord a sud e da est a ovest, destinato però a modificarsi in conseguenza degli attuali flussi migratori. È sulla base di questi numeri emersi a Milano nel corso di un media tutorial sull'argomento, nonché sulla maggior accuratezza nella diagnosi e prognosi e sull'efficacia e sicurezza delle cure, raggiunte in questo ultimo decennio, che un gruppo di esperti si recherà a Bruxelles il prossimo ottobre a chiedere di estendere lo screening dell'infezione C a segmenti di popolazione sempre più vasti.

«La diagnosi precoce è molto importante perché permette di curare la malattia in uno stadio iniziale e quindi con maggiori probabilità di successo - spiega Patrick Marcellin, professore di Epatologia all'università di Parigi - La gravità e lo stadio della malattia influiscono, infatti, sul risultato del trattamento e sono fattori determinanti per la selezione dei pazienti con maggiore probabilità di risposta ai farmaci».

«In futuro - continua Massimo Colombo, ordinario di Gastroenterologia, università degli Studi di Milano - la ricerca porterà all'introduzione di farmaci antivirali diretti, da associare all'attuale terapia duale a base di peginterferone e ribavirina. La prospettiva è quella di individuare le infezioni asintomatiche in stadio precoce e bloccarle prima della loro evoluzione, con un auspicabile e realistico calo dell'incidenza dei tumori epatici».

Fonte: doctornews.it

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