Espulso dall’ Azerbaigian perché positivo al virus dell’epatite C. La incredibile storia di un nostro associato

Proponiamo l’’incredibile vicenda di un nostro associato che non ha potuto rinnovare il visto per poter lavorare in Azerbaigian a causa di una assurda legge discriminatoria. Successivamente anche scaricato dall’azienda per cui lavorava.
Dedichiamo questa vicenda a tutti coloro che tentano di convincere l’opinione pubblica che “non vale la pena curare i pazienti meno gravi.”
Cari amici dell’EPAC
Riassumo brevemente la mia vicenda.
Da 20 anni vi seguo e sostengo, da quando cioè ho saputo della mia epatite C (cronica "a lenta attività" come mi è stata diagnosticata dopo anni di accertamenti e due tentate terapie con INF e INF+Riba). Il virus è presente ma non ha mai condizionato la mia vita affettiva, sociale e lavorativa, tant'è che mi sono sposato due volte, ho avuto tre figli ed ho sempre lavorato a ritmi elevati.
A settembre 2014, dopo essere stato selezionato e formato da una nota azienda italiana, sono stato mandato con tutta la famiglia (moglie e due figli piccoli) a Baku in Azerbaigian per lavorare presso il loro distributore locale che avrebbe dovuto farmi un contratto di tre anni.
Mai e poi mai avrei pensato che la mia epatite C potesse costituire un ostacolo per lavorare all'estero, tanto meno mi è stato chiesto dall'azienda se fossi affetto da qualche malattia. Per le pratiche di espatrio ci siamo fidati dell'azienda che ha, tra l'altro, molti espatriati in giro per il mondo. Ma, ahimè, il primo errore è stato quello di farci partire armi e bagagli (un vero e proprio trasloco) con il visto turistico confidando nel fatto che sarebbe stato trasformato in lavorativo una volta giunti a destinazione.
Per ottenere il visto turistico dall'Ambasciata dell'Azerbaigian di Roma occorre compilare un questionario dove viene posta anche la seguente domanda:

alla quale ho risposto "NO" dopo aver eseguito una ricerca in internet (le malattie che occorre dichiarare per il visto USA, per esempio, sono quelle che si diffondono con l'aria come TBC, colera, Ebola, ecc.)
Ebbene, ho poi scoperto (solo dopo che il misfatto era compiuto) che in quel paese la concessione del visto lavorativo ad uno straniero è negata quando si è affetti da epatite C (e così in tantissimi altri paesi extra UE ). Di seguito il link informativo dello stato in questione
http://www.migration.gov.az/index.php?section=012&subsection=065&lang=en&pageid=660
Infatti, ignaro del veto, ho trascorso un mese di lavoro in Azerbaigian fino a quando, alla scadenza del visto turistico, il datore di lavoro ha inviato all'azienda in Italia ed esibito a tutto il suo ufficio il risultato delle analisi comprovanti la mia positività (è quello che ti ho consegnato brevi mano).
Rientro immediato e, una volta in Italia, piano piano sono stato scaricato anche dall'azienda (che in un primo momento mi aveva promesso di ricollocarmi). Tutto ciò senza ottenere né stipendio né rimborso spese. Un danno enorme che ha coinvolto un'intera famiglia (mia moglie, impiegata di un ente pubblico, ha fortunatamente ripreso servizio dopo poche settimane dal rientro, ma ha comunque perso tre mesi di stipendio per l'aspettativa). Ora è in atto un contenzioso con l'azienda e mi ritrovo tutt'ora disoccupato (almeno prima avevo una partita iva e qualche cliente che non ha avuto difficoltà a sostituirmi).
Ho ritenuto di informare te e EPAC per capire se possiamo fare informazione ed evitare situazioni come quella descritta o semplicemente invitando gli associati a prestare attenzione).
Vi ringrazio per la paziente lettura
Cordiali saluti
Giovanni T.






















