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Epidemia colposa, il "bingo" dell'epatite

Epidemia colposa, il "bingo" dell'epatite

La Procura nomina un pool di consulenti internazionali per fare luce sull’infezione che ha colpito Ematologia

Quattro casi - di cui uno mortale - di epatite C nello stesso reparto ospedaliero e nello stesso lasso temporale, non possono essere considerati eventi singoli. Epidemia colposa. È questa l'ipotesi di reato, astrattamente contestata a ignoti, formulata dall'Ufficio del Pubblico ministero. Un reato punibile con la reclusione fino a dodici anni.

Epidemia. Una parola prudentemente evitata sino a ieri, per non procurare allarme. Cautela da parte dell'ente sanitario. Cautela da parte della magistratura, che ha adottato un provvedimento dagli effetti estremi, come la "secretazione" degli atti, che imbavaglia non solo l'informazione ma tappa pure la bocca ai più diretti interessati. La realtà dei fatti è questa.

È stata data la colpa a un catetere venoso infetto. Tuttavia il conto non torna. Fosse così è un davvero singolare "bingo" quello accaduto nel reparto di Ematologia dell'Azienda Ospedaliera - al quale si accede con mascherine, copriscarpe, guanti di lattice - se si considera in quale modo il virus può essere trasmesso. Per di più non si tratta di cugini del gruppo Hcv, ma dello stesso identico ceppo, come emerge dalla ricostruzione della storia del morbo uscita dalle prime analisi di laboratorio effettuate dall'ospedale prima che la "notizia di reato" fosse comunicata alla Procura.

L'Azienda Ospedaliera si affida all'esperienza del professor Giuseppe Ippolito dell'Ospedale Spallanzani di Roma, infettivologo di fama. La Procura medita invece la nomina di un pool di consulenti internazionali esperti in infettivologia, virologia, ematologia, immunologia. Quasi dubitasse dell'indagine scientifica interna disposta dalla direzione sanitaria. Ma appare evidente che i ruoli, in questo contesto, sono differenti. Intanto prosegue il lavoro dei carabinieri del Nas, coordinato dal sostituto procuratore Emma Ferrero, con la supervisione del procuratore capo Piero Calogero.

Il caso di Ematologia richiama alla memoria la vicenda del Policlinico di Bari (1982) e il traffico di plasma ed emoderivati infetti scoperto dalla magistratura di Trento a metà degli anni Novanta: quando ai Magazzini Generali padovani, in zona industriale, venne intercettato un container con 40 mila sacche di sangue, vecchie di un decennio, provenienti dall'Est europeo, destinate alla "Copla-Frazioni ematiche", azienda di Santa Marinella di Frascati che riforniva parecchi ospedali italiani. La più recente inchiesta per epidemia colposa risale all'agosto dell'anno scorso: Bergamo, sette morti negli ospedali di Gazzaniga e Lovere, vittime del "clostridium difficile", un batterio intestinale.

www.gazzettino.it

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