Epatite, nuovi farmaci anti-HCV: da approvare velocemente, ma ad un costo sostenibile per SSN
Dopo le prime tre edizioni, in cui il Workshop di Economia e Farmaci in Epatologia ha esposto e puntualizzato come l’epatite virale, in particolare da HCV, sia una vera e propria emergenza in Italia, il WEF-E 2014 prende in considerazione l’avvento di nuovi e più efficaci farmaci antivirali e come il trattamento precoce contro l’epatite sia l’approccio migliore per prevenire le numerose complicanze ad essa collegate, sia da un punto di vista epidemiologico sia di costi.
I due responsabili scientifici, Antonio Gasbarrini, Professore Ordinario di Gastroenterologia, e Americo Cicchetti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, credono fermamente che il metodo multidisciplinare e multistakeholder iniziato nel 2011 dal gruppo di lavoro WEF sia in grado di analizzare lo stato dell’arte dell’epatologia italiana e condividere con il mondo scientifico e quello dei decisori il miglior approccio alla patologia, alla luce della rivoluzione farmacologica in atto.
WEF-E 2013 ha avuto il patrocinio di EpaC Onlus (associazione di pazienti epatopatici), AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato), SICP (Società Italiana di Cure Palliative), SIF (Società Italiana di Farmacologia), SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie), SIHTA (Società Italiana di Health Technology Assessment).
Durante la prima giornata di lavori, si sono analizzate le diverse complicanze della malattia di fegato, sia da un punto di vista clinico sia economico. Tale sessione ha posto in evidenza la complessità degli end-stage liver disease, l’eterogeneità di approccio clinico, e ha fatto il punto sull’analisi dei costi ad esse collegati.
Oltre ai costi diretti sanitari, principalmente dovuti agli alti tassi di ospedalizzazione, non meno importanti sono i costi indiretti e sociali, trattati in una tavola rotonda ad hoc con i diversi attori implicati.
Nel 2013 i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta boceprevir e telaprevir sono stati introdotti nel mercato italiano non senza criticità di ogni sorta: i ritardi accumulati nell’iter approvativo durante il 2012 hanno avuto forti ripercussioni sulla disponibilità effettiva dei farmaci nelle diverse Regioni.
Il 2014 si prefigura come l’anno in cui saranno resi disponibili i farmaci antivirali diretti contro l’HCV di seconda generazione.
Il professor Cicchetti conferma “L’ambito dell'epatite C è oggi caratterizzato da un importante sviluppo sotto il profilo scientifico e tecnologico. A 12 mesi dall’introduzione in commercio della prima generazione di nuovi farmaci (inibitori delle proteasi), l’uptake dell’innovazione appare variabile tra Regione e Regione. Nonostante questo si sia tradotto in un incremento della spesa nel comparto tra il 2012 e il 2013 (si stima un + 25 milioni di euro), tale incremento è inferiore rispetto a quanto atteso in fase di introduzione (fino a + 100 milioni di euro previsti).
Pur con modalità diverse i farmaci sono disponibili in tutte le Regioni (con l'eccezione del Molise, spesa pari a zero nei primi 9 mesi del 2013!) e la collaborazione tra clinici, farmacoeconomisti, associazioni di pazienti e payer a livello nazionale e regionale sembra aver portato a risultati lusinghieri nel creare disponibilità dell'innovazione in modo appropriate grazie anche allo strumento del PDTA. Crediamo che questi buoni risultati siano anche l’effetto di 4 anni di crescente collaborazione tra tutti gli stakeholder all'interno del WEF.”
Nella seconda giornata del Workshop, è stato analizzato lo stato dell’arte dell’introduzione di boceprevir e telaprevir, per porre attenzione alla profonda diversificazione regionale, sia in termini di approccio, sia in termini di tempistiche.
Ad oggi in tutte le Regioni sono disponibili tali farmaci, ma la loro introduzione è avvenuta in maniera molto eterogenea sotto diversi aspetti. Quasi tutte le Regioni hanno applicato un PDTA diverso, con indicazioni differenti sull’utilizzo delle nuove molecole, ma tale approccio non può che creare una variabilità negativa sull’accesso alle cure del paziente.
I clinici ed i pazienti si augurano che l’introduzione dei farmaci di seconda generazione avvenga in maniera meno travagliata e che si possa applicare un PDTA a livello nazionale per consentire uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale.
Resta infine da considerare l’aspetto economico, sicuramente non meno importante ed urgente di quello organizzativo-gestionale.
È già noto che i costi delle nuove molecole in arrivo saranno notevolmente superiori rispetto alle attuali opzioni terapeutiche, in ragione del considerevole aumento di efficacia dimostrato nei trial clinici e del migliorato profilo di sicurezza.
L’introduzione dei farmaci di seconda generazione sancisce un cambio di paradigma curativo. Come afferma Ivan Gardini, Presidente dell’associazione pazienti EpaC Onlus e rappresentate di migliaia di pazienti epatopatici in Italia: “I farmaci di seconda generazione, dovranno essere messi a disposizione a tutti i pazienti italiani, in quanto per molti di essi rappresentano la salvezza. È tuttavia razionale considerare che un costo troppo elevato delle terapie non potrà consentire il trattamento di tutti i pazienti che necessitano di questi farmaci. Le aziende produttrici devono quindi in qualche modo considerare questo aspetto, ed i pazienti si augurano che possa essere implementato un lavoro sinergico con le Istituzioni, Associazioni scientifiche e Associazioni di pazienti al fine di permettere un accesso più allargato a terapie efficaci e in diversi casi salvavita”
Fonte: Pharmastar.it






















