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Malattie autoimmuni

Epatite C, in Veneto pochi centri per i nuovi farmaci

Accuse dai medici e dalla Funzione pubblica della Cgil: «Il diritto alle cure è un diritto universale che interessa sia i cittadini che abitano nei centri urbani, sia i cittadini che vivono nei piccoli paesi e ci pare ci pare incomprensibile l'ipotesi di autorizzare alla prescrizione solo pochi centri specialistici»

VENEZIA. «Il diritto alle cure è un diritto universale che interessa sia i cittadini che abitano nei centri urbani che i cittadini che vivono nei piccoli paesi e a questo punto ci pare incomprensibile l'ipotesi di autorizzare solo pochi centri specialistici in Veneto per la prescrizione dei nuovi farmaci per l'epatite C, che saranno disponibili dopo Natale, non considerando la diffusione dei pazienti sul territorio, fino ad ora curati da una rete specialistica competente e facilmente accessibile, composta da tutti i reparti di Gastroenterologia e Malattie infettive». È quanto affermano Tiberio Monari e Assunta Motta, segretari veneti della Cgil-medici e della Funzione pubblica, in una nota che prosegue lamentando che «Da una parte si parla di potenziare la medicina del territorio e dall'altra si prospettano delle scelte di accentramento con il rischio di peggiorare il servizio alle fasce più deboli della cittadinanza».

C’è di più: «A fronte di una spesa sanitaria in calo: 7,2% nel 2011; 7,1 % nel 2012; 6,9% stimato per il 2013-14, abbiamo il 55% dei pazienti che si pagano direttamente una visita specialistica (92% di odontoiatria e 69% dei ginecologi, e 9 milioni di cittadini italiani che rinunciano alle cure per difficoltà economiche». «Pensiamo», concludono Monari e Motta «che le risposte vadano cercate assieme ai medici, infermieri, tecnici che ogni giorno operano con impegno nella sanità pubblica italiana, la quale nonostante tutto è ancora tra le migliori del mondo.

Fonte: il mattino di Padova

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