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Malattie autoimmuni

Epatite C: studio indipendente italiano conferma la superiorità del peginterferone alfa-2a rispetto ad altri regimi terapeutici

Comunicato stampa ROCHE

San Francisco, 4 novembre 2008 - Un nuovo studio indipendente presentato all'American Association for the Study of the Liver Disease, indica che il trattamento con peginterferone alfa-2a (40KD) è in grado di assicurare migliori tassi di guarigione nei malati di epatite C rispetto ai trattamenti con altri interferoni peghilati.1 

Confronto tra i trattamenti standard odierni: lo studio italiano

Il Prof. Massimo Colombo, Direttore della Ia divisione di Gastroenterologia e del centro A.M. Migliavacca per lo studio del fegato presso l'Università di Milano, ha presentato i risultati di uno studio che ha dimostrato tassi di guarigione notevolmente superiori nei pazienti trattati con Peginterferone alfa-2a più ribavirina rispetto a quelli trattati con peginterferone alfa-2b/ribavirina (66% vs  54%, p=0,02). La differenza è risultata ancora più pronunciata nei pazienti con forme del virus più difficili da trattare, ovvero infettati dai genotipi 1 o 4 (48% vs  32%, p=0,02). I due regimi terapeutici hanno mostrato un profilo di sicurezza e tollerabilità simile, con tassi simili sia di eventi avversi seri (2% in entrambi i rami) che di ritiri dovuti ad effetti collaterali (7% vs  6%).

Come ha commentato il prof. Colombo: «Il nostro studio combina il rigore di un trial randomizzato e controllato, all'applicabilità generale di uno studio condotto nel "mondo reale", dal momento che comprende tutti i pazienti presso la nostra clinica che hanno intrapreso la cura dell'epatite C, che soddisfavano i criteri basali di inclusione »  ha affermato il Prof. Colombo. "I risultati di questo studio dimostrano che le percentuali di successo del trattamento nel mondo reale possono essere comparabili a quelle ottenute nei trial clinici e che i regimi di trattamento con peginterferone alfa-2a consentono a un numero assai più elevato di pazienti di raggiungere la guarigione."

Lo studio di tollerabilità e sicurezza coordinato dal prof. Colombo ha assegnato in modo randomizzato, casuale, 431 pazienti al trattamento  con peginterferone alfa-2a  o  peginterferone alfa-2b, sempre in combinazione con ribavirina. Nel gruppo trattato con peginterferone alfa-2a, la dose giornaliera di ribavirina per i pazienti con genotipo 1 e 4 è stata di 1000-1200 mg in funzione del peso, mentre i pazienti con genotipo 2 o 3 hanno ricevuto una dose fissa di ribavirina (800 mg). Nel gruppo trattato con peginterferone alfa-2b, le dosi di ribavirina variavano tra 800 e 1400 mg in funzione del peso del paziente in tutti i genotipi.

Poiché tutti gli studi riferiti usano dosaggi diversi di ribavirina nei bracci sottoposti a trattamento, essi non possono essere utilizzati per effettuare una comparazione diretta tra peginterferone alfa-2a e peginterferone alfa-2b ma offrono tuttavia la possibilità di confrontare regimi specifici delle combinazioni che sono oggetto di studio da parte di questi trial clinici.

L'epatite cronica C

L'epatite C (HCV) è la forma più comune d'infezione cronica trasmessa per via ematica e si trasmette principalmente attraverso il sangue e i prodotti ematici. Sono 180 milioni i malati cronici di HCV a livello mondiale (1 milione e 800 mila in Italia), con una prevalenza quattro volte superiore rispetto all'HIV. L'HCV è la principale causa di cirrosi, cancro del fegato e insufficienza epatica, anche se molti dei pazienti possono essere curati.


Comunicazione Roche:

Dario Francolino
Tania Ghiani 

Fonti:

Rumi M, Aghemo A, Prati G, et al. Randomized study comparing peginterferon-alfa-2a plus ribavirin and peginterferon-alfa2b plu s ribavirin in naïve patients with chronic hepatitis C: final results of the Milan Safety Tolerability Study. Sintesi presentata il 31 ottobre all'American Association for the Study of Liver Disease di San Francisco, California, USA.
 
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epatite-c-studio-indipendente-italiano-conferma-superiorit.pdf 23KB
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