Epatite C: un rischio non solo per il fegato
Studio su 718mila veterani Usa
L’infezione aumenta l’esposizione ai tumori delle vie biliari e (si sospetta) del pancreas
MILANO - L’infezione da epatite C potrebbe giocare un ruolo importante non solo nell’insorgenza dei tumori del fegato, come già è noto, ma anche in quella di altre malattie oncologiche dell’area epatobiliare. In particolare, le persone infettate dal virus corrono un rischio maggiore di sviluppare un raro tumore delle vie biliari, il colangiocarcinoma intra-epatico, e per la prima volta si sospetta che possano anche essere più esposte ai tumori del pancreas.
LA RICERCA - L’indicazione giunge da un’ampia indagine condotta dagli esperti del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, che hanno cercato di chiarire la relazione fra un’infezione così diffusa (in Italia, secondo l’Istituto superiore di sanità , riguarda circa il tre per cento della popolazione ) e malattie tumorali, al contrario, così rare, attingendo ai dati di oltre 718mila veterani americani che si erano sottoposti a cure presso le strutture sanitarie del Veteran Affairs. Come riportato dagli autori su Hepatology , la rivista dell’American Association for the Study of Liver Diseases (Aasld), sono emersi dati significativi dal confronto dei livelli di rischio per certe patologie fra le persone con epatite C (oltre 146mila) e quelle prive dell’infezione (oltre 572mila).
RISCHI PER LE VIE BILIARI - In generale, hanno scritto i ricercatori «il rischio di tumori del tratto biliare fra le persone con infezione da Hcv, sia pure basso (quattro su 100mila persone l’anno), è comunque più che doppio rispetto a quello delle persone non infettate». Gli individui con epatite C (Hcv) hanno mostrato una probabilità 15 volte più alta di sviluppare un carcinoma epatocellulare (un tumore del fegato già noto per essere legato alla degenerazione dell’epatite cronica in cirrosi e poi in neoplasia) e un rischio due volte e mezza più alto di un colangiocarcinoma intra-epatico (una rara forma di tumore che colpisce i dotti biliari all’interno del fegato). Nessuna correlazione di rilievo è invece emersa per le forme di colangiocarcinoma extra-epatico.
DUBBI SUL PANCREAS - Anche nei confronti dei tumori del pancreas, per i quali nessuno finora aveva formalmente indagato il ruolo dell’epatite C (mentre ci sono già indizi a carico dell’epatite B ), l’infezione ha segnato qualche differenza, con un rischio del 23 per cento in più elevato a carico dei portatori del virus. Anche se il dato ha poi perso rilevanza alla luce di altri fattori, come il consumo di alcol e le infiammazioni croniche, che potrebbero avere un’influenza più determinante, secondo i ricercatori americani l’associazione fra cancro al pancreas ed epatite è notevole e «merita ulteriori indagini».
L’EPATITE C – In Italia la diffusione dell’infezione è in calo da vent’anni a questa parte, soprattutto grazie a una migliore igiene, a controlli più accurati su procedure mediche e all’utilizzo di materiali monouso. Ciononostante, la presenza del virus nell’organismo diventa cronica nella gran parte dei casi e, tuttora, l’epatite C resta la causa principale di cirrosi, tumori epatici e, nei Paesi economicamente più avanzati, di trapianti di fegato. Oggi circa tre italiani su cento sono portatori del virus e, a differenza di quanto accade in altri Paesi, si tratta perlopiù di anziani. Fra le principali fonti di contagio, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, vi sono le procedure chirurgiche e odontoiatriche, i ricoveri in ospedale, tatuaggi, piercing e trattamenti estetici, l’uso di droghe per via endovenosa.
Donatella Barus (Fondazione Veronesi)
20 gennaio 2009 - fonte: Corriere della Sera






















