Epatite C, una malattia di cui sono affetti 200.000 campani
Secondo gli studi dell’Università e dell’Asl di Salerno, i più colpiti sono i giovani che hanno abusato di sostanze stupefacenti. Il morbo si può combattere se diagnosticato in tempo
Una malattia silenziosa che spesso passa inosservata perché non manifesta sintomi e viene scoperta addirittura dopo molti anni dalla contrazione del virus. È l’epatite C. E per combatterla è nata un’alleanza tra l’università di Salerno e l’Uoc Dipendenze Asl Salerno-Battipaglia i cui obiettivi sono individuare le infezioni e bloccare la trasmissione del virus che, solo in Campania, colpisce 200mila persone.
RISULTATI TERAUPETICI POSITIVI – Lo studio, realizzato tra il 2008 e il 2011, ha coinvolto 181 persone con epatite cronica C, di cui 122 avevano abusato di sostanze stupefacenti e i dati raccolti, spiega Marcello Persico della Facoltà di Medicina e Farmacia dell’Università di Salerno, «hanno dimostrato che i risultati terapeutici raggiungibili sono molto positivi, perché si tratta spesso di persone giovani, che non hanno sviluppato seri danni epatici come la cirrosi e che in molti casi hanno un genotipo virale 3, che permette di ottenere una buona risposta al trattamento».
CURABILE SE DIAGNOSTICATA IN TEMPO – Sappiamo che l’epatite C - aggiunge Persico - è una delle malattie più comuni tra coloro che hanno abusato di sostanze stupefacenti, tuttavia ancora oggi c’è la tendenza a non verificare la presenza del virus Hcv e a non sottoporre queste persone alle terapie, perché ritenute difficili da trattare. Questo ritardo nella diagnosi e nel trattamento espone al rischio di un aumento della trasmissione del virus e compromette la possibilità di accesso precoce alle terapie disponibili, che oggi se effettuate in tempo permettono di bloccare il virus prima che questo provochi serie conseguenze come cirrosi ed epatocarcinoma».
Fonte: campaniasulweb.it






















