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Epatite C, i risultati straordinari dell’ambulatorio epatologico dell’ospedale di Novara

I risultati sono straordinariamente positivi: i dati riferiti al trattamento dei primi 1000 pazienti affetti da epatite C che sono stati curati presso l’ambulatorio epatologico della SCDU Medicina Interna 1 dell’azienda ospedaliero-universitaria  di Novara (diretta dal prof. Mario Pirisi) con i farmaci anti-epatite C cosiddetti interferon-free (disponibili in Italia, in diverse combinazioni, esattamente da cinque anni) dicono che il 96% dei malati che hanno avuto prescritta la terapia sono guariti della loro infezione. Una percentuale che sale al 98% se si considerano solo quelli che hanno seguito tutto il percorso di trattamento suggerito dai sanitari, inclusa l’esecuzione dell’esame che – 12 settimane dopo l’ultima assunzione del farmaco – certifica  la guarigione dall’infezione. Meno del 2% di chi completa la cura rimane infetto, ed anche per questi è disponibile una seconda opzione che cura oltre il 90% di questi pochi malati da un’infezione “resistente”.

«Un risultato straordinario, impensabile solo pochi anni fa – spiega il prof. Pirisi -  tale da rendere l’epatite C paradossalmente un’infezione curabile oggi con maggiori aspettative di guarigione rispetto alla comune tonsillite. Un successo al quale hanno contribuito tutte le componenti dell’Aou: medici e infermieri dell’ambulatorio epatologico e di altri reparti (Malattie infettive, Medicina interna 2, Gastroenterologia, Chirurgia generale 2), e personale appartenente a servizi come Farmacia, Microbiologia, Anatomia Patologica e Radiologia»

L’infezione da virus dell’epatite C è una causa importantissima di epatite cronica, che può andare incontro a esiti gravi come la cirrosi o il cancro del fegato. Da qualche anno, la ricerca ha messo a disposizione dei medici terapie con agenti ad azione diretta contro il virus C che non solo sono estremamente efficaci, ma anche molto ben tollerate, al contrario di quanto avveniva nel recente passato con i trattamenti a base di interferone.

Molto resta da fare ancora, tuttavia. In assenza di stime del tutto affidabili, si può pensare che il numero di pazienti infetti ai quali non è stata ancora proposta la terapia possa essere superiore al doppio di quelli che hanno ricevuto il trattamento. Le cause di questo mancato riferimento allo specialista possono essere varie.

Una migliore conoscenza della malattia e delle possibilità di cura, che travalichi il ristretto cerchio degli specialisti delle malattie del fegato, è certamente la migliore assicurazione per un futuro senza epatite C. Se ne dibatterà in Palazzo Bellini, via Solaroli 17 Novara, dopodomani, 21 dicembre a partire dalle 8.30 in un convegno dal titolo “Conoscere e trattare l’epatite C: un corso per specialisti di altre discipline”, aperto appunto a specialisti di altre discipline come oncologi, reumatologi, diabetologi, medici operanti nei Ser.D e medici di medicina generale.

Fonte: newsnovara.it

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