Epatite C, daclatasvir-asunaprevir efficaci in fase II anche senza interferone
In un piccolo studio randomizzato in aperto di fase IIa, un trattamento con due nuovi anti-epatite C sperimentali, daclatasvir e asunaprevir, da soli o in combinazione con la terapia standard, ha permesso di centrare l’endpooint primario, cioè la risposta virologica sostenuta (SVR) a 12 settimane dalla fine del trattamento, nel 36% dei pazienti non-responder alle cure precedenti. Lo ha annunciato Bristol-Myers Squibb, azienda che sta sviluppando i due antivirali, in un comunicato stampa.
Daclatasvir è il capostipite della nuova classe degli inibitori del complesso di replicazione dell’HCV NS5A, mentre asunaprevir è un inibitore della proteasi NS3. Entrambi i farmaci sono sviluppati da Bristol-Myers Squibb.
Lo studio, che è appena stato pubblicato sul New England Journal of Medicine, è il primo a dimostrare che si può raggiungere la SVR soltanto con due agenti antivirali ad azione diretta, senza bisogno di associarli alla terapia standard con interferone, nei casi difficili, i pazienti non-responder.
Per questo trial, gli autori hanno coinvolto 21 pazienti con infezione da HCV C di genotipo 1 che non avevano risposto a un trattamento precedente con interferone e ribavirina, e ne hanno trattati 11 con la sola combinazione dei due antirivirali (daclatasvir 60 mg once daily e asunaprevir 600 mg due volte al giorno) e 10 con la stessa combinazione associata a peginterferone alfa-2a e ribavirina per 24 settimane.
Cinque pazienti su 11 nel braccio trattato solo con i due nuovi antivirali hanno raggiunto la SVR alla fine delle 24 settimane di trattamento e quattro di essi (il 36%, appunto) l’hanno mantenuta fino a 12 settimane dalla fine della terapia. L’aggiunta della terapia standard ha permesso di aumentare di molto la risposta. Nel braccio trattato con i due farmaci associati a interferone e ribavirina, infatti, tutti e 10 i pazienti hanno ottenuto l’eradicazione virale dopo 24 settimane di terapia e 9 su 10 l’hanno mantenuta fino a 12 settimane post-trattamento.
Commentando i risultati, la prima firmataria del lavoro, Anna Lok, della University of Michigan di Ann Arbor ha definito i risultati ottenuti nel braccio trattati con i due antivirali più la terapia standard “impressionanti”, visto che si è riusciti a raggiungere una SVR del 90-100% in pazienti che prima non avevano risposto alla terapia. Ma l’autrice ha anche sottolineato che lo studio fa intravedere la possibilità di trattare l'epatite C soltanto con due antivirali ad azione diretta, facendo a meno dell’interferone.
Decisamente positivo il commento di Raymond Chung, del Massachusetts General Hospital e dell’Harvard Medical School di Boston, nell’editoriale che accompagna lo studio. "Chiaramente, questo è il più grande sviluppo nella ricerca sull'epatite C da molto tempo a questa parte" scrive l’esperto, aggiungendo che "siamo sulla soglia di una rivoluzione terapeutica che migliorerà notevolmente l'efficacia delle cure contro l'epatite C aumentando notevolmente il numero dei pazienti trattati ". Chung ha inoltre osservato che, sebbene gli antivirali testati siano ancora in fase di sviluppo, ci vorranno ancora pochi anni per arrivare a un regime anti-epatite C privo di interferone. Tale regime, tutto per via orale, secondo l’editorialista potrebbe essere disponibile già nel 2015.
A.S. Lok, et al. Preliminary Study of Two Antiviral Agents for Hepatitis C Genotype 1. N Engl J Med 2012; 366:216-224.
Fonte: Pharmastar.it






















