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Malattie autoimmuni

Epatite C, con albinterferone alfa-2b basta una dose al mese

29 marzo 2010

Sono positivi i risultati intermedi di uno studio clinico di fase II sull'efficacia in pazienti con epatite C (genotipi 2 e 3) del farmaco albinterferone alfa 2-b a somministrazione mensile, rispetto al farmaco peginterferone alfa-2a, a somministrazione settimanale.

Lo ha reso noto l'azienda biotech Human Genome Sciences, che ha sviluppato l'albinterferone alfa 2-b (nome commerciale Zalbin) congiuntamente a Novartis. Il farmaco ha già completato con successo sperimentazioni cliniche di fase III che ne hanno valutato l'efficacia con somministrazione quindicinale (2 volte al mese): per questo modalità di somministrazione la richiesta di approvazione è già stata sottoposta alle autorità regolatorie in Usa ed Europa (dove il farmaco è noto come Joulferon).

Nel frattempo, tuttavia, si valuta l'efficacia clinica anche con somministrazioni mensili anziché quindicinali. Il nuovo studio ha coinvolto 391 pazienti con epatite cronica di tipo C (genotipi virali 2 e 3), suddivisi in 4 gruppi. Tre gruppi hanno ricevuto albinterferone alfa 2-b una volta al mese, con dosaggi differenti (900, 1200 e 1500 mcg), mentre il quarto ha ricevuto peginterferone alfa-2a (una dose da 180 mcg una volta alla settimana). La durata del trattamento è stata di 24 settimane; durante tutto il periodo i pazienti hanno anche ricevuto 800 mg al giorno di ribavirina orale.

Obiettivo primario dello studio è valutare la risposta virologica sostenuta (SVR) a 24 settimane dal termine del trattamento. Già 12 settimane dopo (il momento a cui si riferiscono i dati preliminari comunicati da Human Genome Sciences), tuttavia, i risultati appaiono positivi.

La SVR a 12 settimane è infatti risultata pari all'81% in pazienti trattati con albinterferone alfa 2-b (a 1500 mcg), contro una SVR dell'82% per pazienti trattati con peginterferone alfa 2-a. Leggermente inferiori le percentuali per chi aveva ricevuto dosi minori di Zalbin: rispettivamente 76% e 75% per i dosaggi da 900 e 1200 mcg. Gli effetti collaterali (frequenza e intensità) sono apparsi paragonabili nei diversi gruppi di pazienti, benché si sia registrata una percentuale più alta di abbandono in seguito a eventi avversi nel gruppo trattato con Zalbin da 1500 mcg rispetto ai pazienti trattati con peginterferone 2-b (4% rispetto a 1%).

Fonte: pharmastar.it

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