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Malattie autoimmuni

Epatite C, il 3 % degli italiani ha incontrato il virus

È un organo subdolo il fegato: spesso continua a funzionare, incurante delle aggressioni di virus, alcol, alimentazione sbagliata o stress, e i problemi emergono quando il danno è già grave. Ecco l´importanza di individuare eventuali fattori di rischio, per correre quando possibile ai ripari. È questo il tema centrale della giornata mondiale dell´epatite, fissata per il 1 ottobre prossimo e arrivata alla terza edizione. Con l´obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul rischio rappresentato dalle epatiti B e C, infezioni virali che si trasmettono attraverso il contatto con il sangue infetto (e nel caso dell´epatite B anche di altri fluidi corporei) e colpiscono il fegato provocando danni anche gravi come cirrosi e tumori.

Patologie entrambi temibili, anche se il problema più serio è oggi rappresentato dall´epatite C per la quale non esiste un vaccino, mentre secondo i dati disponibili - tutt´altro che esaurienti- in Italia il 3% circa della popolazione è entrato in contatto con il virus e circa un milione di persone è cronicamente infetto. Ecco il perché della campagna informativa lanciata proprio in coincidenza con la giornata mondiale dall´associazione di pazienti Epac (info wwww.epac.it) con lo slogan «Il tuo fegato non dimentica nulla. L´epatite C è». «La diagnosi precoce serve a limitare i contagi e garantisce migliori possibilità di guarigione», spiega il presidente di EPAC Ivan Gardini.

Dal 1 ottobre partirà un campagna sui media e dal 2 sarà attivo un numero verde - 800 903722 - cui rivolgersi per informazioni e assistenza medica e legale. «Molti ci chiamano quando scoprono di essersi contagiati, per sapere che fare: li aiutiamo a trovare il centro specializzato più vicino, ma anche a risolvere problemi sul lavoro e ad ottenere eventuali risarcimenti», spiega Gardini.

Per capire se si è stati contagiati basta spesso un semplice esame del sangue, da completare con analisi più specifiche se i valori risultano alterati. «È importante che si facciano controllare le persone che possono essere a rischio - spiega Massimo Colombo, ordinario di gastroenterologia al Policlinico di Milano - familiari di pazienti, operatori sanitari, tossicodipendenti. Ma anche persone che in passato hanno effettuato interventi chirurgici importanti, oppure subito trasfusioni prima del 1990, o sono in dialisi». Oggi nel nostro paese il sangue delle trasfusioni è considerato sicuro, mentre c´è ancora una piccola percentuale di rischio per procedure mediche invasive come endoscopie o piccoli interventi in day hospital, mentre un pericolo reale è rappresentato dai tatuaggi e soprattutto dal piercing, che spesso è effettuato in condizioni igieniche scadenti.

Cosa fare se si è infetti? «Risultare positivi al virus non vuol dire star male - spiega Colombo - ci sono persone contagiate del tutto asintomatiche che hanno anche la funzione epatica nella norma». In questo caso, si può decidere di monitorare il paziente per valutare se e quando intervenire con la terapia. Basata su una combinazione di antivirali, interferone e ribavirina, che servono a stimolare il sistema immunitario, renderlo più aggressivo nei confronti del virus e proteggere il fegato dai danni.

Le possibilità di guarigione sono buone, soprattutto per alcune varianti del virus. «Molto dipende anche dalla situazione generale del paziente, l´età, la progressione della malattia, la presenza o meno di altri fattori di rischio come danni da alcol o diabete», spiega Colombo. «Oltre che della capacità di seguire la cura fino in fondo». Questi farmaci possono avere infatti effetti collaterali pesanti, come sintomi parainfluenzali, affaticamento, riduzione del numero di piastrine e globuli bianchi o disturbi dell´umore. Va ricordato, comunque, che in Europa, tutto sommato, siamo fortunati:  «L´infezione da noi è in diminuzione. Mentre nei paesi in via di sviluppo, dove non ci sono farmaci, la malattia è in costante aumento a causa delle trasfusioni di sangue infetto e della presenza di altre infezioni come quella da Hiv o da tubercolosi».

Pubblicato il: 26.09.06
Modificato il: 03.10.06 alle ore 11.49 
 
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