“ L’epatite C’ è ”, un piano per curarla
Al via il 1° Ottobre, in occasione della III Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulle epatiti (World Hepatitis Awareness Day), la campagna informativa “L’Epatite C’è “.
La campagna, firmata da EpaC Onlus, l’associazione italiana di pazienti e medici impegnati nella lotta contro questa malattia, ha l’obiettivo di promuovere la diagnosi precoce dell’epatite C (virus HCV). Infatti, se l’infezione da epatite C non è curata tempestivamente, può avere serie conseguenze per il fegato, come la cirrosi, l’insufficienza epatica, fino al tumore.
In Italia si stimano ogni anno oltre 10.000* decessi a causa delle complicanze dovute alla malattia, un dato significativo se confrontato, per esempio, ai circa 500 decessi causati dall’AIDS (virus HIV)**.
La campagna prevede l’attivazione di un numero verde 800.90.37.22 (attivo dal 2 Ottobre) al quale ogni cittadino potrà richiedere maggiori informazioni sulla patologia, dal punto di vista sia scientifico che legale; la distribuzione di opuscoli informativi (con informazioni sull’epatite C, le modalità di trasmissione del virus, i fattori di rischio, etc.) a bordo dei treni nazionali e regionali. L’associazione mette inoltre a disposizione del pubblico anche il sito www.epac.it e l’indirizzo di posta elettronica info@epac.it.
“Queste attività - spiega Ivan Gardini, presidente di EpaC Onlus, da anni impegnato in campagne informative per diffondere la conoscenza dell’epatite C e nell’assistenza ai pazienti - hanno lo scopo di informare i cittadini dell’esistenza di gruppi a rischio che hanno maggiore probabilità di avere contratto il virus, sviluppato un’infezione e conseguente malattia, spesso silente per anni. L’obiettivo è, dunque, quello di invitare le persone a rivolgersi al proprio medico qualora si riconoscano nelle categorie segnalate nel materiale informativo.”
Il contagio da infezione da HCV avviene attraverso il sangue: sono quindi a rischio tutte le persone che per diversi motivi possono aver usato strumenti infetti, come aghi e siringhe riutilizzabili - si pensi alle siringhe di vetro in uso anni fa per le iniezioni o allo scambio di siringhe tra tossicodipendenti - oppure hanno subìto trasfusioni di sangue e di plasma-derivati prima del 1990, quando ancora non era obbligatorio lo screening sulle sacche di sangue trasfuso. Anche gli interventi odontoiatrici e quelli invasivi in ospedale possono fungere da vettori di infezione così come gli strumenti con cui vengono praticati il piercing, i tatuaggi, l’agopuntura e, in generale, tutti gli oggetti di uso sanitario o domestico che possono provocare ferite anche lievi, come forbici, rasoi, spazzolini e tagliaunghie, se non opportunamente sterilizzati.
“La diagnosi precoce è di fondamentale importanza sia per ridurre la trasmissione del virus sia per favorire il successo della terapia: la cura dell’epatite C è, infatti, tanto più efficace quanto più è tempestivo il trattamento terapeutico, che ha maggiore possibilità di successo se effettuato in assenza di complicanze per il fegato e in giovane età.” – afferma il professor Massimo Colombo, Ordinario di Gastroenterologia e Direttore della Divisione di Gastroenetrologia, Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano.
La cura dell’infezione cronica da HCV si basa sull’interferone pegilato associato a ribavirina. Tale combinazione consente a oltre la metà dei pazienti di negativizzare il virus a lungo termine e quindi di bloccare la progressione della malattia; tra l’altro la pegilazione, una modifica chimica applicata all’interferone, ha caratterizzato il trattamento con una maggiore durata d’azione, una migliore tollerabilità, permettendo una maggiore aderenza alle terapie: l’interferone pegilato può essere, infatti, assunto solo una volta alla settimana, tramite iniezione cutanea, contro le tre 3 volte dell’interferone standard, con un vantaggio evidente per il paziente.






















