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Epac al WORLD HEPATITIS SUMMIT 2015

In nostro inviato Marco Bartoli ha partecipato al World Hepatitis Summit di Glasgow. Un evento straordinario che ha visto la partecipazione di numerose associazioni di pazienti a livello mondiale.


Il WORLD HEPATITIS SUMMIT 2015 tenutosi a Glasgow (Scozia) dal 31 Agosto al 4 Settembre è stata la pima edizione di un Summit Globale incentrato sulle Epatiti Virali.

L’organizzazione dell’evento, di straordinaria risonanza e rilevanza mondiale, è stata curata dalla WORLD HEPATITIS ALLIANCE, che raccoglie tutte le principali organizzazioni, Associazioni e Fondazioni a livello mondiale, ovviamente incentrate sulle Epatiti.

La prima edizione del summit, destinato a ripetersi nei prossimi anni, si è tenuta presso lo SCOTTISH EXIBITION AND CONFERENCE CENTRE (SECC) nella stupenda cornice di Glasgow, città moderna e all’avanguardia della Scozia, sede di un’Università molto attiva in campo di ricerca sulle epatiti.

È stato un evento unico e pregno di contenuti; capace di raccogliere, riunire e far confrontare forze e rappresentanze tra le più disparate, un’occasione di incontro di raffronto e comunicazione che ha visto la partecipazione di centinaia di rappresentanti di associazioni pazienti, medici e ricercatori di rilievo internazionale, politici, Ministri e delegazioni di numerosi stati di tutto il mondo.

L’obiettivo era unico: creare una coscienza mondiale sulle problematiche legate alle epatiti virali, porre le basi per uno spirito comune di azione e discussione, di cooperazione e supporto con lo scopo di eradicare le infezioni in tutto il globo.

Numerosissime le rappresentanze (circa 80), lingue e culture diverse, così come disparati, diversi e a volte vicini altre lontani i problemi da fronteggiare e di cui discutere, ma comune l’impegno e la volontà di raggiungere l’obiettivo.

Il Summit si è articolato in 2 parti: una due giorni di pre-Summit tra i rappresentanti delle varie Associazioni ed Organizzazioni di tutto il mondo, e una tre giorni di Summit che ha coinvolto anche esperti, politici e delegazioni di numerosi stati di tutto il globo.



Il pre-Summit è stato un momento di riunione, di informazione, di confronto e discussione sulle tematiche e problematiche più calde; è stata un’occasione unica per poter conoscere ed indagare le dinamiche legate all’accesso ai farmaci per le Epatiti, per confrontare sistemi e politiche, per discutere di problemi e magari assieme trovare gli spunti e porre le basi per azioni programmatiche tese alla risoluzione delle stesse.

I partecipanti sono stati suddivisi in gruppi di lavoro in base all’area geografica di appartenenza (Europa, Sud-America, Africa, Asia e Australia), in considerazione delle a volte notevoli differenze nelle realtà e problematiche di più forte impellenza.
I workshop si sono articolati in fasi differenti, dalla conversazione ed illustrazione delle varie realtà e problematiche, a lavori di gruppo, simulazioni tese ad incentivare e stimolare la cooperazione con l’obiettivo di creare le basi per rapporti di collaborazione, ma soprattutto per creare uno scambio intellettuale di idee e di punti di vista.

Le tematiche principali ad essere trattate sono state:


  • Advocacy: dare ai partecipanti l'opportunità di sviluppare le proprie capacità di advocacy per diventare voci più efficaci per le comunità in cui operano.
  • Media e public relations: coinvolgere i media è una sfida che molti membri delle associazioni devono affrontare.
  • La ricerca di fondi: questa sessione ha cercato di fornire ai membri gli strumenti per raccogliere con successo i finanziamenti.

L’ultima parte del pre-summit è consistita in un networking tra i partecipanti, ancora una volta momento di scambio di esperienze ed idee, attraverso l’illustrazione in particolare delle azioni svolte nell’ultimo anno.

È emersa inoltre una proposta, quella di creare un movimento unico per azioni ed iniziative comuni:

  • Rafforzare la voce dell’advocacy
  • Supportare anche i piccoli gruppi, rendendoli parte di un movimento globale forte e con potere
  • Dimostrare ai decisori che le richieste avanzate non sono isolate ma parte di un movimento globale

A coordinare e guidare questo movimento potrebbe essere un gruppo di rappresentanti in grado di rapportarsi con l’intera comunità.


Il Summit vero e proprio ha avuto inizio il giorno 2 Settembre; è stato organizzato in sessioni con ospiti in rappresentanza di nazioni e continenti diversi, per fare dei focus e delle istantanee delle situazioni e delle problematiche che si vivono nelle diverse realtà, mettendo in risalto gli impegni presi, i progetti avviati e le strategie adottate per raggiungere gli obiettivi di eliminazione delle infezioni.


Il Summit si è aperto con il benvenuto di Charles Gore (foto2), presidente della World Hepatitis Alliance, organizzatrice dell’evento, che dando il benvenuto a tutti i partecipanti, associazioni e delegazioni delle varie nazioni, ha sottolineato la grandissima opportunità per tutti insita nell’evento: quella di comunicare, confrontarsi e prendere spunto dalle esperienze altrui per costruire un futuro migliore per tutti.


A seguire interventi d esponenti della politica di diverse nazioni di tutto il mondo, che hanno illustrato progettualità, programmi di azione messi in campo, tutti tesi all’eliminazione delle infezioni, con traguardi e scadenze ben precise, in particolare con obiettivi da raggiungere nel medio termine per il 2020. Sono state inoltre illustrate le situazioni epidemiologiche di alcu i paesi ad elevata prevalenza ed incidenza di HBV e HCV, come le nazioni dell’area del Pacifico occidentale, dove grandi passi si sono fatti nella prevenzione dell’infezione da HBV (passando da percentuali superiori all’80% all’obiettivo per il 2017 di arrivare all’1%).


Più volte è stato sottolineato come oggi le sfide intraprese e da intraprendere siano ostiche ed ambiziose, ma come sia in ogni caso possibile sconfiggere le Epatiti con dei piani di azione organizzati e coordinati, utilizzando tutte le energie e risorse materiali ed intellettuali. Di fondamentale importanza in questo contesto è avere dati certi ed affidabili, indispensabili per ottenere indicazioni operative e sviluppare un piano di azione teso all’eradicazione delle Epatiti, per cui è però indispensabile la collaborazione e la cooperazione tra le diverse forze in gioco.


Dopo questi interventi si è aperta una sessione di discussione aperta, con interventi di Ministri e delegazioni di varie nazioni Europee, Africane ed asiatiche, che hanno condiviso le problematiche che hanno affrontato e le soluzioni e programmi adottati.


Il primo ad intervenire è stato il Ministro della Salute della Georgia, David Sergeenko, nazione che può essere indicata ad oggi come il primo paese al mondo con un progetto di eradicazione totale dell’HCV, grazie ad un importante accordo raggiunto con la ditta Gilead, produttrice del Sofosbuvir, che ha permesso di mettere in cantiere un azione programmatica su 5 anni (2016-2020) per l’eradicazione delle infezioni, unita ad un programma di prevenzione e diagnosi attraverso Screening di massa o mirato alle categorie più a rischio

A seguire l’intervento del Ministro della Salute del Gambia, Omar Sey, primo paese Africano ad aver introdotto un programma razionale di prevenzione per l’HBV, prevedendo vaccinazioni durante l’infanzia, e quindi del Prof. Imam Waked, Prof. presso il Cairo e delegato del Ministro della salute dell’Egitto, che rappresenta oggi un punto di riferimento essendo riuscito, in funzione di una serie di condizioni (economiche e di numero di pazienti in primis) e di programmazioni, ad ottenere un prezzo molto basso. Ad oggi sostiene che sono stati trattati circa 100 mila pazienti affetti da HCV, dei circa 7-8 milioni teorizzati, in quanto per effetto del basso costo il farmaco può essere messo a disposizione di tutti quanti ne abbiano bisogno.


Numerosi sono stati gli interventi dalla platea, che hanno dato avvio a discussioni e aperto temi assai interessanti, che troveranno sicuro prosieguo nei prossimi eventi e conferenze.


Di notevole interesse è stato l’intervento di Laurence Catè, Ministro degli Affari Sociali francese,che ha illustrato i programmi sviluppati e in essere nel Paese transalpino, avviati a partire dagli anni ’90 ed incentrati sull’HCV, estesi a partire dal 2002 anche all’HBV. Attualmente il programma prevede di trattare circa 30 mila pazienti in 8 anni, realizzato in comunione e accordo con tutte le forze politiche ed i rappresentanti dei pazienti, e che avuto avvio con il raziocinio di trattare coloro i quali avevano più urgenza, nonché in funzione del beneficio effettivo ottenibile in funzione dei farmaci disponibili.

Rapido ed incisivo è stato a seguire l’intervento di Neeraji Dhingra, delegato del Ministro della Salute Indiano, che ha spiegato come attraverso una politica mirata siano riusciti ad ottenere prezzi molto bassi grazie alle licenze di produrre il farmaco generico, azione che ha aperto di fatto le possibilità di accesso a circa 100 altri paesi in via di sviluppo in tutto il mondo.

Concetti comuni ed importanti sono emersi dalle discussioni, condivisi dalla platea e ritenuti di primaria importanza verso la realizzazione di un programma Mondiale di eliminazione delle infezioni virali epatiche:


  • Trattare tutti quanti ne hanno bisogno
  • Prevenire le infezioni con azioni di prevenzione e di screening
  • Incentivare le vaccinazioni per l’HBV
  • Adottare una politica e delle direttive comuni verso la sconfitta delle infezioni e l’eliminazione della discriminazione ancor oggi diffusa.

I temi di discussione si sono quindi spostati sugli aspetti più pratici, cercando di capire esattamente qual è lo stato dell’arte attualmente, sia in termini di diffusione delle infezioni che di terapie disponibili e dei loro risvolti.


Sono intervenuti professori e ricercatori di fama mondiale che hanno sapientemente messo in evidenza gli aspetti ed i dati più interessanti e più complessi per certi versi di questo nuovo mondo che si è aperto in funzione delle nuove terapie.


L’HBV nel mondo ha sicuramente una prevalenza molto alta nelle regioni africane (8.8%) ed nelle aree asiatiche con valori medi tra il 2 e il 5.6% ma con regioni anche superiori al 10%; in Europa la prevalenza media è invece di circa 2%, con l’Italia che si trova in una fascia intermedia.


Per quanto riguarda invece l’HCV, si stimano 140-150 milioni di pazienti infetti al mondo, con una prevalenza media che oscilla dal 5.3% dell’Africa, al 4.6% dell’Est del mediterraneo, fino ai valori intorno all’1-2% delle aree dell’America e dell’Europa.


Il Prof. Yen-Husan Ni, professore di pediatria presso l’Università Nazionale di Taiwan, ha sottolineato come le vaccinazione in età neonatale siano fondamentali verso l’eliminazione dell’infezione da HBV, ricordando come le indicazioni della WHO siano di vaccinare i neonate appena possibile, preferibilmente entro le 24 h dalla nascita. Ha inoltre messo in risalto alcune politiche adottate in termini di vaccinazione in alcuni Paesi come Singapore, dove si realizza uno screening sulle donne incinte, ma anche sui neonati, procedura questa che permette una copertura totale, completa ma soprattutto razionale in termini di risorse.


Prevenzione, stavolta riguardo all’HCV, è stato il fulcro dell’intervento della Prof. Sharon Hutchinson, Professoressa di Epidemiologia e Salute Pubblica presso la Caledonian University, che ha evidenziato come ancora oggi a livello mondiale le principali cause di infezioni siano ancora le iniezioni specie nei paesi sotto- e in via di sviluppo: si stima infatti che ogni anno circa 315 mila siano le nuove infezioni causate dall’utilizzo di siringhe e aghi non sterilizzati. Tra le altre principali cause sicuramente si annoverano le trasfusioni di sangue infetto e di emoderivati, oltre che le iniezioni di droga per via endovenosa, e seppur minoritarie in termini globali, ma prioritarie in alcune aree, i tatuaggi nonché la trasmissione per via sessuale. La problematica riguardo alle donazioni sussiste soprattutto perché, pur essendo notevolmente aumentate le donazioni volontarie e gratuite, molti paesi (25 nel 2012) non sono ancora oggi in grado di effettuare screening per HIV, HBV ed HCV su tutte le donazioni.

Da tutto ciò ne consegue che l’impegno principale e imprescindibile verso l’abbattimento delle infezioni e quindi l’eliminazione della malattia è quello di incrementare il controllo sulle donazione e l’utilizzo di aghi e siringhe sterili, procedure queste che hanno chiare evidenze di successo in termini di abbattimento delle infezioni. Molto invece bisogna ancora fare per quel che riguardo i Tossicodipendenti per via endovenosa, con almeno 16 milioni di individui al mondo, con un tasso vicino al 60% di HCV positivi, così come per i reclusi, circa 10 milioni al mondo con circa il 26% positivi agli Ab-anti HCV e con tassi di trasmissione elevatissimi; dunque reali fulcri di diffusione della malattia, che devono essere per tanto posti al centro della ricerca e del dibattito a suo parere.


Di estremo interesse per sintesi e ricchezza di contenuti è stato l’intervento del Prof. Massimo Colombo, Professore a capo della divisione di medicina e trapianti, gastroenterologia ed Epatologia presso l’Ospedale maggiore, nonché docente presso l’Università di Milano. La sua è stata una panoramica a 360° sulle terapie ad oggi disponibili, sia per l’HBV che per l’HCV, suddivisibili in due grandi classi:

  • strategie terapeutiche “curative” (breve termine), con utilizzo di INF, ma non adatto a tutti
  • strategie terapeutiche “soppressive” (lungo termine), con l’utilizzo di Inibitori nucleotidici (NUC)

Numerose sono le differenze tra le due alternative, ma soprattutto notevoli i vantaggi derivanti dall’uso delle nuove terapie a base di NUC, che se per l’HBV sono in grado di bloccare la progressione dell’Infezione, nel caso dell’HCV eliminano l’infezione, con tassi di successo altissimi. In secondo luogo, ma di primaria importanza, le nuove terapie, INF free, proprio perché tali, in unione alla disponibilità di combinazioni terapeutiche differenti, permettono di fatto un molto più ampio accesso alle terapie stesse, con enormi vantaggi in termini curativi e prospettive verso l’eliminazione delle infezioni, specie per l’HCV.


Tuttavia, allo stesso tempo ha messo in risalto alcuni dei limiti che tali terapie presentano oggi, come ad esempio l’utilizzo su pazienti con HCV genotipo 3 con precedenti fallimenti terapeutici, pazienti con fallimenti con differenti DAA, pazienti con cirrosi scompensata o con malattie epatiche croniche, pazienti con concomitanti trattamenti farmacologici.


Su una direttiva diversa è stato l’intervento del Dr. John Ward, divisione delle Epatiti Virali, centro per il controllo delle Malattie e per la Prevenzione di Atlanta USA, che ha espresso un concetto netto: importanza delle cure per prevenire nuove infezioni, ma soprattutto ricerca delle infezioni “nascoste” attraverso screening accurati e mirati nella popolazione teoricamente più a rischio. Nonostante si siano fatti passi da gigante negli ultimi anni, a livello globale il Dr. Ward sostiene che la conoscenza dell’HCV in particolare sia ancora bassa, per cui risulta fondamentale non solo un azione di informazione ma anche di prevenzione che deve passare per il “rintracciare” i malati, il che permette di ridurre la morbidità e la mortalità

È necessario migliorare tuttavia la qualità dei test per l’HBV, pianificare azioni strategiche, incrementare l’informazione e la presa di coscienza, cambiare la gestione dei Servizi Sanitari Pubblici in molte nazioni, semplificare test, cure e trattamenti.
Dunque molte le note e le informazioni ricche di valore emerse dalle relazioni degli esperti, dalle quali emergono importantissime indicazioni.

A farne un resoconto è stato il Dr. G. Hirnschall, Direttore del dipartimento HIV/AIDS e del programma globale per le Epatiti, della WHO, che ha sottolineato come sia indispensabile una strategia di azione Globale: solo con azioni coordinate e realizzate in tutto il mondo di concerto è possibile raggiungere il traguardo dell’eliminazione delle infezioni virali epatiche; in assenza di tali strategie il risultato sarebbe ineguale e non definitivo.

Ad oggi circa 400-500 milioni sono i pazienti affetti da HBV ed HCV, con le più alte prevalenze in Asia e Africa; sebbene meno “famose” le epatiti virali uccidono quanto e più dell’HIV, della TBC e della Malaria.

Oggi però lo scenario sta cambiando, e le epatiti sono alla ribalta a livello Mondiale e nelle coscienze delle persone ma anche dei decisori e questo soprattutto grazie alle azioni dei pazienti e delle Associazioni di pazienti; alcune Nazioni si sono dimostrate virtuose nell’affrontare le problematiche, nel pianificare e programmare, e stanno mostrando la via da percorrere a tante altre Nazioni.
Il concetto fondamentale da tener presente è che seppur molto costose le nuove terapie rappresentano in ogni caso un risparmio per i Sistemi Sanitari in confronto al “non agire”. Eliminazione delle infezioni vuol dire prevenire ma soprattutto curare per fermare la trasmissione, ed è quindi necessario permettere l’accesso alle terapie a tutti quanti ne hanno bisogno.


L’obiettivo che ci si prefigge è quello non di un’eradicazione, per la quale ci vorrà molto tempo, ma di un’Eliminazione delle infezioni, traguardo prefissato per il 2030 con un fondamentale punto intermedio di valutazione nel 2020: 8 milioni di persone trattate nel 2020 (5 mioni di HBV e 3 di HCV), per arrivare all’80% dei pazienti nel 2030; portare le infezioni a poco meno di 900 mila e le morti da 104 mioni/anno a 500 mila (2015-2030).


Il percorso è stato già delineato! Non resta altro che percorrere tutti i passi che ci separano dall’obiettivo, uno dopo l’altro, ed a livello Globale; per farlo è necessario però che:


  • I costi si riducano
  • Costi condivisi, associati ad altre strategie, come immunizzazione e sicurezza degli emo-derivati
  • Innovazioni ed incremento dell’efficienza nei vari settori, dalla semplificazione delle terapie alla scissione dal concetto di terapia specialistica
  • Cure definitive per l’HBV
  • Impegno condiviso a livello mondiale
  • Partnership tra “Pubblico e Privato”
  • Azioni mirate e pensate su misura per le varie realtà

Concetti dunque ricchi di significato e spunto non solo di riflessione ma concreti strumeti di azioni su cui lavorare e progettare impegni presenti e futuri, a breve e lungo termine.

Il secondo giorno del summit ha avuto inizio con una simulazione: i partecipanti sono stati suddivisi in gruppi di 10 persone, provenienti da nazioni e continenti diversi, con mansioni e quindi peculiarità differenti. È stato assegnato un problema reale da fronteggiare, sono stati assegnati ruoli istituzionali fittizi ad ogni partecipante, dati gli strumenti e le risorse disponibili, una vera e propria simulazione dei vertici e dei decisori di uno stato, anch’esso immaginario, ma corrispondente alla realtà,

con l’obiettivo di stimolare la cooperazione, la discussione ed il confronto per trovare le strategie e le azioni da mettere in campo per affrontare la problematica e trovarne la risoluzione.


Un “esercizio” molto interessante, che ha permesso di apprendere ma anche comunicare e condividere dubbi, conoscenze ed idee, permettendo ai partecipanti di ampliare i propri orizzonti e “arricchirsi” di concetti e potenziali strumenti ed idee nuove.


È stata quindi la volta di seminari in sessioni parallele incentrati su varie tematiche quali:


  • Trattamenti ed accesso alle terapie
  • Governance, ownership and partnership
  • Universal Health Coverage
  • MPP, sessione tenuta dal Dr. Gregg Perry, incentrata sul Medicine Patien Pool.

Il Medicines Patent Pool ha realizzato un meccanismo volontario di licenze per migliorare la disponibilità di farmaci a prezzi accessibili per il trattamento dell'HIV / AIDS in paesi in via di sviluppo.


Potrebbe l’MPP dedicarsi ai brevetti per gli antivirali per l’HCV come fa per l’HIV? Questa è l’idea, innanzitutto e semplicemente perché le aziende con cui ha già degli accordi sono le stesse che producono i principali anti-HCV; inoltre il sistema potrebbe apportare gli stessi benefici ottenuti nel mondo dell’HIV anche in campo della cura dell’HCV


L’ultimo giorno del Summit si è focalizzata su alcuni temi, particolarmente legati ai paesi in via di sviluppo. Si è trattato di un open discussion, con interventi di alcuni degli relatori dei seminari precedenti. È stata fatta una panoramica sui sistemi e sui progetti in corso, come ad esempio quello Inglese e Francese, progetti tesi a supportare le nazioni nello sviluppare programmi concreti e razionali riguardo alle epatiti virali. Le priorità indicate sono state:



  • Migliorare la qualità delle tecnologie di testing e la loro diffusione
  • Sviluppare sistemi per assicurare il decentramento e quindi più ampie disponibilità di testing
  • Valutare strategie di trattamento, in funzioni delle reali condizioni, difficoltà
  • Sviluppare nuove terapie, specie per la guarigione dell’HBV, ma anche per ridurre tempi di cura, migliorando le terapie disponibili per i casi più ostici da trattare
  • Considerare la prevenzione alla stregua di un trattamento
  • Incentivare e sostenere lo screening materno per ridurre drasticamente la trasmissione madre-figlio
  • Sviluppare terapie in grado di migliorare le condizioni di coloro i quali sono guariti dall’infezione ma che versano comunque in condizioni di salute più o meno gravi (ad es. i cirrotici)

Nel complesso dalla discussione è emersa la necessità di dare avvio ad un programma globale di ricerca sulle epatiti; a dirigerlo ed organizzarlo potrebbe essere il WHO. Il problema principale è rappresentato oggi dai budget: bisogna mettere in campo energie ed azioni mirate a ciò che è efficace, evitando spechi per ciò che invece non lo è.


Il ruolo delle Associazioni e delle Organizzazioni è quello di spingere per l’implementazione della ricerca e del sostegno. Secondo Charle Gore, esse devono essere coinvolte sin dall’inizio dei progetti, nella progettazione stessa e non solo nell’attuazione.


Attuare programmi di eliminazione delle epatiti virali trova sicuramente il primo ostacolo nella disponibilità dei fondi, specie nella nazioni in via di sviluppo; tuttavia è necessario trovare i fondi, o capire come riuscire a far convogliare su tali progetti fondi impegnati altrove. Elemento fondamentale è riuscire a convincere i decisori che affrontare la cura delle epatiti è sostenibile, con le opportune manovre, decisioni e cambiamenti.


La chiusura del Summit, così come lo era stata l’apertura, ha visto l’intervento di Charles Gore, che ringraziando tutti i presenti per la convinta partecipazione, ha sottolineato come sotto i nostri occhi si sia materializzata quella che da sogno era diventata idea e poi progetto, quello di un Alleanza Globale per lottare contro le epatiti. Dopo aver affermato che quello non era che uno dei primi passi che sarebbero stati percorsi assieme, dopo aver presentato la prossima idea e sede del World Hepatitis Summit, che si terrà a san Paolo, Brasile, ha salutato tutti i presenti non prima però di aver condiviso il frutto e il sunto di idee, emozioni e progetti di impegno, raccolti nella “GLASGOW DECLARATION ON VIRAL HEPATITIS”.


Una sorta di messaggio forte e coraggioso, di richiesta ma anche di inno, lanciata da tutti i pazienti, di tutto il mondo per combattere contro le epatiti, sconfiggerle, per i diritti di tutti i pazienti. Un impegno di tutti a lottare ed impegnarsi al massimo delle proprie energie e capacità affinché gli obiettivi possano essere raggiunti, verso il traguardo globale di sconfitta delle infezioni virali.


È dunque davvero e finalmente nata una coscienza globale, un movimento mondiale con il paziente al primo posto, spinta dalla comune interesse e desiderio di garantire cure a tutti coloro che ne necessitano, di bloccare la diffusione delle infezioni, di raggiungere un giorno l’obiettivo di un Mondo Unito e senza Epatiti Virali.

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