Emergenza epatite C: quanto e cosa manca per l'adozione del Piano Nazionale Epatiti?
Entro il mese di febbraio si riunirà nuovamente la commissione per il Piano Nazionale Epatiti; il piano presentato nel 2012 verrà nuovamente rivisto alla luce del primo farmaco di seconda generazione appena arrivato sul mercato italiano e di quelli che nei prossimi mesi arriveranno.
Ci sono le risorse economiche per adottare concretamente questo piano? Quali difficoltà bisogna ancora superare? Ieri a Roma durante il convegno “HCView, una finestra sulle politiche per l’epatite C” si è fatto il punto della situazione su questo piano e sui passi che devono essere ancora compiuti dalle autorità italiane in materia di salute.
Ad eccezzione di Francia e Scozia che hanno implementato da diversi anni un Piano nazionale Epatiti basato sul contesto epidemiologico nazionale, gli altri Stati europei compresa l’Italia non hanno ancora una programmazione ad hoc su questo tema.
Nel convegno di Roma, promosso da AboutPharma con il patrocinio di Ministero della Salute, Epac onlus, Sige, SIMIT e con il contributo educazionale di Abbvie, si sono incontrati in una tavola rotonda esponenti del Ministero della Salute, dell’AIFA, del Governo e anche la dr.ssa Giovanna Scroccaro del servizio sanitario della regione Veneto per mettere chiarezza sui ritardi nell’approvazione del Piano italiano contro l’epatite e velocizzare i tempi fino alla sua adozione.
«Il piano epatiti risale come approvazione della forma preliminare a novembre 2013»-ha dichiarato il dr. Ranieri Guerra-direttore generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, «poi c’è stato un arresto nell’adozione del piano. Ho chiesto la convocazione di tutte le figure coinvolte in questa elaborazione per la fine di questo mese. Non sarà un solo aggiornamento amministrativo ma un drastico aggiornamento di natura tecnica ma anche economica finanziaria.
Con l’arrivo dei nuovi farmaci è necessaria una revisione di questo piano. I tempi per la revisione e l’attuazione finale non dipendono solo dal Ministero della Salute ma, questa revisione andrà approvata anche da altri attori importanti in questa vicenda tra cui AIFA, società scientifiche e Conferenza Stato Regioni».
«Per quanto riguarda la parte economico finanziaria» –ha proseguito il dr. Guerra-«l’Aifa con l’industria sta cercando una difficile quadratura del cerchio. E’ stata anche evocata la possibilità di una centrale di acquisto europea, esiste una joint procurement platform a cui l’Italia ha aderito circa un mese fa. Attraverso essa potremo partecipare non soltanto all’acquisto congiunto europeo ma potremmo anche attivare questa piattaforma nel momento in cui noi, come Stato membro e partecipante a questa complessa piattaforma, poniamo un problema e riusciamo a produrre un acquisto concertato».
«Va fatta anche molto educazione tra le persone; va fatta capire l’importanza di questa infezione. L’Italia è un Paese con una realtà economico finanziaria e gestionale molto diversa tra città e città, e molto diversa dalla situazione di Paesi come la Scozia in cui ci sono meno complessità»
Altro punto importante è che vanno trovati i veri malati.
«Sono state evocate nella giornate di oggi anche le carceri».-ha aggiunto il dr. Guerra «Queste sono un problema anzi il problema. Abbiamo delle evidenze molto sparpagliate di alcune case circondariali che hanno condotto valutazioni sull’epatite. La situazione è oltre il disastro. Stiamo parlando di persone che dopo un po’ escono dal carcere e tornano nella comunità civile. Dispiace dirlo, sono esseri umani ma sono anche vettori di patologie importanti. Il 65% delle persone che si trovano presso le case circondariali visionate è dichiaratamente tossicodipendenti e l’85% di queste sono migranti e dichiaratamente clandestini. Questo rende tutto molto più complesso. Inoltre, sempre come previsto dal piano epatiti, il paziente una volta guarito deve anche cambiare lo stile di vita, per cercare di non avere delle ri-infezioni»
Da dove verranno presi i soldi per i nuovi farmaci?
Durante la tavola rotonda si è parlato anche del Fondo per i farmaci innovativi che prevede uno stanziamento di 1 miliardo nel biennio 2015/2016. Di queste risorse la gran parte (900 milioni) saranno tratte dai fondi a destinazione vincolata già stanziati per la realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Gli altri 100 milioni saranno invece finanziati dallo Stato.
«Il fondo-ha dichiarato la dr.ssa Marcella Marletta- direttore generale dei Dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della Salute- è stato fortemente voluto dal ministro Lorenzin e in questo momento queste nuove medicine hanno cambiato i libri della medicina. E’ un fondo di investimento, è 1 miliardo per l’innovazione. Vanno inclusi però in questo fondo anche le target therapy, i farmaci per l’oncologia, e anche i farmaci per l’Alzheimer.
Bisogna passare dal concetto di costo per la salute a investimento perché domani significherà meno malati, più giornate lavorative, più risparmio. Uno dei cinque pilastri è che queste terapie siano disponibili al giusto soggetto.
Concetto importante è anche quello dell’appropriatezza, verranno valutati quanti soggetti andranno a fare i trattamenti e come saranno spesi i soldi sui trattamenti».
Parlando sempre di appropriatezza e di efficacia la regione Veneto è un ottimo esempio per l’Italia di quello che già si puo’ fare in attesa del Piano nazionale.
La dr.ssa Giovanna Scroccaro del servizio sanitario della regione Veneto ha evidenziato come la sua regione ha già individuato 26 centri e 50 pazienti sono già in trattamento con i nuovi farmaci e ha precisato come i soldi del Fondo per i nuovi farmaci vanno messi subito a disposizione.
La dr.ssa Scroccaro ha chiesto alle autorità sanitarie presenti che si possa rendere disponibile un anticipo di questi soldi sulla base dei casi realmente trattati.
Va fatta anche chiarezza sul termine innovativo ha precisato la dr.ssa Scroccaro, non con tutti i farmaci si ottengono dei risparmi; per l’epatite C questo si ottengono di sicuro.
«La regione Veneto-ha dichiarato il prof. Alfredo Alberti, professore di gastroenterologia ha lavorato ad un modello che stima la prevalenza dell’Hcv e lo confronta con i casi diagnosticati. La regione Veneto non ha criteri di accesso alle terapie differenti da quelli nazionali; Ci siamo attivati più di un anno fa in modo da avere dei dati pronti nel momento in cui si doveva partire.
Questo modello consente di definire l’impatto immediato delle nuove terapie ma anche di stimare i flussi futuri di pazienti. Il censimento ha identificato in Veneto 2500 casi di pazienti con malattia avanzata in attesa di terapia e una stima dei flussi futuri intorno ai 5000 casi con malattia avanzata nei prossimi anni e altri 5000 con malattia oggi meno avanzata ma in progressione.
La piattaforma web collega tutti i centri sia prescrittori che quelli che osservano i pazienti. I centri registrano i pazienti in terapia e registrano gli outcome fino a 5 anni. Questo approccio dovrebbe permettere un buon approccio con le autorità sanitarie regionali per far emergere le necessità impellenti e future».
In conclusione, le armi potenziali ci sono tutte per sconfiggere l’epatite C dalle terapie alcune già disponibili altre in arrivo nei prossimi mesi, ai soldi stanziati per farmaci innovativi e quindi soprattutto per quelli contro l’epatite C. La speranza è che a breve sia effettuino e concretizzino le modifiche al Piano e che i soldi del Fondo vengano rese realmente disponibili a tutte le regioni.
Fonte: pharmastar.it






















