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Malattie autoimmuni

Due studi Italiani confermano l'efficacia del peginterferone alfa-2a per la cura dell'epatite C


Sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Gastroenterology due studi indipendenti sull'epatite C condotti presso l'Ospedale Cardarelli di Napoli e presso l'Ospedale Maggiore, Università degli studi di Milano. I risultati di entrambi gli studi dimostrano che l'attuale terapia di riferimento con peginterferone alfa-2a, molecola in grado di bloccare lo sviluppo del virus dell'epatite C, associato a ribavirina è più efficace rispetto agli altri regimi di trattamento.

Gli studi hanno coinvolto in totale oltre 700 pazienti italiani e hanno valutato il livello di efficacia, percentuale di blocco dell'attività del virus C, del trattamento con peginterferone alfa-2a in combinazione con ribavirina rispetto al trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina. Lo studio indipendente, monocentrico, prospettico, randomizzato, in aperto, condotto presso l'Unità di Epatologia dell'Ospedale Cardarelli di Napoli ha coinvolto 320 pazienti con epatite C cronica e ha evidenziato un tasso di regressione del virus HCV (Risposta Virologica Sostenuta - SVR) significativamente superiore nei pazienti trattati con peginterferone alfa-2a ripetto ai pazienti trattati con peginterferone alfa-2b, entrambi in associazione con ribavirina (rispettivamente, 68,8% vs 54,4% p=0,008).

Lo studio randomizzato indipendente, condotto presso il Centro Migliavacca per lo Studio delle Malattie del Fegato e delle vie biliari, Divisione di Gastroenterologia dell'Ospedale Maggiore, Università degli Studi di Milano, ha coinvolto oltre 400 pazienti e ha valutato l'efficacia e la tollerabilità del trattamento con peginterferone alfa-2a in combinazione con ribavirina, rispetto al trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina. Le rilevazioni effettuate sui due gruppi di pazienti randomizzati, trattati rispettivamente con peginterferone alfa-2a e peginterferone alfa-2b, hanno evidenziato che, sebbene i due regimi di trattamento abbiano mostrato profili simili di sicurezza e tollerabilità, il trattamento con peginterferone alfa-2a ha determinato una percentuale di eradicazione del virus (Risposta Virologica Sostenuta - SVR) significativamente superiore rispetto al trattamento con peginterferone alfa-2b (rispettivamente, 66% vs 54%; p = 0,02).

I due studi confermano che la combinazione di peginterferone alfa-2a e ribavirina consente di eradicare il virus in più del 50% dei pazienti trattati e di bloccare la progressione della malattia. Dal momento che la malattia rimane in molti casi asintomatica fino agli stadi avanzati, è importante individuare l'infezione tempestivamente e trattare precocemente i pazienti eleggibili per aumentare le possibilità di successo della terapia. 1° Studio e 2° Studio

Fonte: Sanitanews.it

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