Carcere e Sanità: cifre per una riflessione
Un recente rapporto del febbraio 2008 della Simpspe (Società Italiana di Medicina e Sanità penitenziaria) segnala una situazione di allarme nelle carceri italiane.
Su un campione di 1300 detenuti, emergono cifre allarmanti che parlano di più della metà della popolazione carceraria italiana affetta da varie patologie. Per citare una famosa opera di Pirandello, sei detenuti (su dieci) sono in cerca di un medico, o di assistenza medica, per meglio dire.
Il sessantadue per cento dei detenuti, per azzardare una percentuale statistica, hanno bisogno di urgenti cure. Tra le patologie segnalate, emergono un 27% di soggetti affetti da problemi psicologico- psichiatrici, un 10% affetti da disturbi osteoarticolari, un altro 10% (poco meno) alle prese con scompensi cardiovascolari ed un 12% circa equamente divisi tra malattie dermatologiche e problemi vari legati al metabolismo. Quindi, la cifra più allarmante; un 17% di detenuti affetti da patologie virali croniche; fra queste, in proporzione di reale e dilagante allarme, l'epatite C.
L'incidenza di tale patologia si annuncia come una vera e propria piaga riguardante non solo la popolazione carceraria ma anche quella civile, una volta che gli stessi detenuti verranno riammessi a questa. Una serie concomitante di fattori, in particolare, favorisce il diffondersi della malattia in oggetto; le indigenti e malsane condizioni di vita in cui molti dei detenuti hanno versato prima del carcere; la pratica diffusa di alcuni comportamenti a rischio - tatuaggio su tutti -, le precarie condizioni igieniche apportate dall'annoso problema del sovraffollamento e, soprattutto, esperienze di tossicodipendenza pregressa.
Non ultima fra le cause di diffusione dell'epidemia nelle patrie galere, il rifiuto delle cure da parte dei detenuti, nella speranza di usufruire della legge per il trasferimento negli ospedali civili e, nei casi più gravi, di essere rimessi in libertà.
Per porre un argine a tale deflagrante fenomeno, la Simpspe, nel documento di indirizzo 2007-08 suggerisce di riconvertire e potenziare i centri clinici presenti nelle strutture penitenziarie e di riattivare in maniera operativa lo staff sanitario presso la Direzione Generale ei detenuti, organo questo che finora ricoperto un ruolo esclusivamente burocratico e di coordinamento delle carceri. In tale misura, si dovrebbe dotare l'organo in oggetto di strumenti tali da poter affrontare la dilagante emergenza sanitaria, in grado di contrastare, assieme al fenomeno epatite, anche altre malattie a notevole e preoccupante diffusione, come depressione e psoriasi.






















