Portale Epatite e malattie del fegato
Sito Epatite B
Sito Steatosi
Sito Cirrosi
Sito Tumori
Sito Trapianti
Malattie autoimmuni

Allarme carceri. Dilaga l'epatite C

Rapporto del Simpse. E la Finanziaria trasferisce la medicina penitenziaria al ministero della Salute

di Susanna Jacona Salafia

È allarme sanità nelle carceri italiane, secondo un rapporto della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (Simpspe). I dati sono estremamente preoccupanti: più della metà della popolazione carceraria presa in esame è affetta da svariate patologie. La denuncia giunge mentre la Finanziaria 2008 sancisce il trasferimento al ministero della Salute del personale e funzioni sanitarie del Dipartimento dell'amministrazione penitnziaria (per il 2008 spesa complessina di 157,8 milioni).

Il 62% dei detenuti di un totale di 1300 persone in 25 strutture carcerarie, del campione dall'indagine Gfk-Eurisko, necessita dunque di una terapia medica. Il problema non è solo confinato al carcere ma un pericolo anche per la salute pubblica se si considera che per il 28% queste malattie sono infettive e nella maggior parte dei casi si tratta di epatite C, coinvolgendo circa un quarto del campione. Una situazione che potrebbe scatenare una vera e propia epidemia, non solo nella popolazione carcerararia, ma anche all'esterno, una volta che gli ex detenuti rientrano in società. "L'epatite C dilaga ma non sempre i detenuti ricevono le cure adeguate", spiega Giulio Starnini, Direttore del Reparto di Medicina Protetta-Malattie Infettive dell'Ospedale Belcolle di Viterbo, "solo la metà di essi viene messo subito in terapia e, fra questi, un quarto dei pazienti non l'accetta. Un terzo dei pazienti in trattamento, poi, sospende la cura prima del previsto. Questo significa che su cento detenuti con epatite C sono 74 quelli che non seguono alcuna terapia o la interrompono prima". Ma perché l'epatite C è divenuta la "malattia del carcere"?

Ci sono alcune abitudini,legate alla tradizione della vita carceraria, che sono alla base di questa epidemia:la diffusa pratica del tatuaggio con ogni mezzo (aghi rimediati iniettandosi sotto pelle l'inchiostro delle penne a sfera) oltre, naturalmente,al sovraffollamento che costringe a stare in soprannumero in ogni cella, o, infine, stili di vita non sani, prima di entrare in carcere, come la tossicodipendenza.

"L'epidemia si diffonde perchè il detenuto rifiuta le cure in carcere in quanto spera di usufruire così della legge per il suo trasferimento in ospedale/comunità o, nei casi gravi, essere rimesso in libertà", spiega Roberto Monarca presidente della Simspe.

Per affrontare seriamente questa situazione che rischia di esplodere la Simpspe suggerisce, nel Documento di Indirizzo 2007-08, di riconvertire e potenziare i "centri clinici" presenti nelle varie strutture penitenziarie e riattivare lo staff sanitario presso la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento. Un organismo, quest'ultimo, dell'Amministrazione penitenziaria, che ha avuto finora solo compiti burocratici e di coordinamento(spostamento dei detenuti, ecc.) ma che dovrebbe divenire anche un centro di specifiche competenze per affrontare l'emergenza sanità delle carceri. In una parola, più mezzi e strutture per un azione incisiva sull'epidemia epatite C.

Ma c'è anche un'altra patologia ad alta diffusione nelle carceri: la psoriasi, una malattia cronica della pelle che si manifesta con macchie rossastre. Colpisce ben il 5%, in media, dei detenuti contro il dato della popolazione italiana che è del 3%. Questo secondo un indagine dell'Osservatorio nazionale "Psocare" un programma di ricerca sulla psoriasi promosso da Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco). Un centro pilota "Psocare" è stato cosi istituito di recente nel nuovo complesso di Rebibbia. di Roma (fornisce cure all'avanguardi per detenuti con psoriasi). E poi ancora un ampia diffusione di depressione e disturbi psicologici (nel 27% del campione) ma anche problemi cardiovascolari (9,7%), o osteoarticolari (10,1%).

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!

Quando invii il modulo, controlla la tua casella di posta elettronica per confermare l’iscrizione