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Epidemiologia dell'HCV

La situazione nel mondo
Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pubblicate nel 2004, nel mondo sono circa 140 milioni le persone colpite dal virus dell'epatite C (HCV), pari al 2,2% della popolazione globale, con un'ampia variabilità di distribuzione geografica.

Stime dell'incidenza e della diffusione dell'epatite C nel mondo

* Persone affette da epatite C Incidenza epatite C
Mondo (2004) 140 milioni 3-4 milioni
Stati Uniti (2003) 4 milioni 0,4/100.000 abitanti
Italia (2004) 2 milioni 0,5/100.000 abitanti

La maggioranza di coloro che ha contratto l'infezione risiede nei Paesi asiatici (Taiwan, Mongolia, Pakistan), dell'Africa subsahariana (Camerun, Burundi, Gabon) e del Mediterraneo orientale (Egitto che, con oltre il 20%, detiene in assoluto la frequenza più alta). Vedi la distribuzione graficamente.


L'OMS ha inoltre calcolato che ogni anno si registrano 3-4 milioni di nuovi casi di epatite C. Bisogna tuttavia sottolineare che tali dati potrebbero rappresentare una sottostima del reale quadro epidemiologico globale dell'epatite C, che decorre spesso in modo asintomatico in quanto chi contrae l'infezione può non manifestare anche per molti anni alcun segno della malattia.

Negli ultimi 20 anni in Occidente l'incidenza (numero di nuovi casi all'anno) dell'infezione da HCV è notevolmente diminuita, per una maggior sicurezza nelle trasfusioni di sangue e per il miglioramento delle condizioni sanitarie, pur essendoci una continua espansione dell'uso di droghe per via endovenosa e immigrazione di persone che vivono in aree ad elevata distribuzione del virus. Al momento attuale in Europa, l'uso di droghe per via endovenosa è diventato il principale fattore di rischio per la trasmissione di HCV.

Il Nord Europa presenta una prevalenza (misura la proporzione di individui di una popolazione che, in un dato momento, presentano la malattia) globale tra 0,1 e 1%. In Europa centrale la prevalenza è intermedia, dal 0,2% nei Paesi Bassi al 1,2% in Francia mentre nell'Europa meridionale, tra cui l'Italia, la prevalenza varia tra il 2,5% e il 3,5%.


L'infezione cronica interessa soprattutto la popolazione più anziana (> 60 anni) perché in passato, la fonte principale di infezione era dovuta alle trasfusioni di sangue infetto e all'uso di strumenti (medici) riciclabili. Oggi la fonte trasfusionale è stata sterilizzata, mentre rimangono attive la trasmissione con alcuni strumenti medici, la trasmissione sessuale ed alcuni comportamenti a rischio come tatuaggi, piercing e soprattutto lo scambio di aghi e siringhe per l'uso di droga endovena.

La situazione in Italia

Nel nostro Paese la percentuale di soggetti infettati dall'HCV è di circa il 2% della popolazione generale con un gradiente che aumenta dal Nord verso il Sud e le isole e con l'età (il 60% dei pazienti con epatite C è ultrasessantacinquenne).

I numeri dell'epatite C in Italia

Tasso di infezione da HCV< 2%
Persone affette da epatite C 1 milione
Incidenza epatite C (2004) 0,5/100.000 abitanti
Tasso di mortalità (1997-2004) 0,23%

Secondo le stime, in Italia oggi gli ammalati di epatite C sono circa 1 milione. Nel 2004 il Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta (SEIEVA) ha registrato 0,5 nuovi casi di infezione ogni 100.000 abitanti, con un tasso di mortalità dovuta all'infezione acuta dello 0,23% nel periodo 1997-2004.

In Italia l'HCV, da solo o in combinazione con altri fattori quali alcol o virus dell'epatite B, è il maggior responsabile di cirrosi (72%) e di tumore del fegato (76%).

Nel nostro Paese, che detiene il primato europeo per la prevalenza delle malattie epatiche ed è pure ai primi posti per i trapianti di fegato, la cirrosi è la quinta causa di morte con 10.000 decessi all'anno.


Anche se non è semplice, EpaC onlus ha voluto stimare i decessi causati dall'epatite C. Naturalmente vanno considerati i decessi causati dalle complicazioni dell'epatite C che sono prevalentemente la cirrosi ed il tumore del fegato. La quantificazione è di notevole impatto, se paragonata ad altre malattie infettive molto più note ma molto meno mortali.

Le nostre stime sono basate sui dati di mortalità forniti dall'ISTAT nel 2003 e studi di prevalenza sullHCV citati da fonti autorevoli quali l'Associazione Italiana Studio del Fegato.

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