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Conferenza stampa

a cura di FleishmanHillard

Il giorno 21 marzo 2017 si è tenuta a Roma, la Conferenza stampa di presentazione del progetto ENEHIDE.

È stata l’occasione per poter non solo presentare il lavoro svolto dietro le quinte e quello che ci si appresta a fare, ma anche per richiamare l’attenzione dei Media su di una tematica a volte un po’ dimenticata, quella della detenzione.

Alla conferenza stampa, patrocinata anche dal Ministero della Salute, hanno preso parte giornalisti delle principali testate Italiane, che con estrema attenzione e partecipazione hanno ascoltato e apprezzato gli interventi che si sono susseguiti.

A questo incontro con la stampa hanno preso parte gli attori e i rappresentanti delle “forze” che unite cercheranno di rendere realtà un progetto ambizioso: creare un percorso di salute trasversale tra gli Istituti di detenzione e la Società nel suo complesso.

La catena di contagio può essere interrotta con l’informazione che, se fornita nella maniera corretta, produce risultati in termini di maggiore prevenzione e controllo della malattia”. Così Massimiliano Conforti (foto a sinistra), Vicepresidente dell’Associazione Epac. Conforti ha presentato ufficialmente il razionale del progetto ed i passi che verranno percorsi in questo cammino condiviso con la SIMSPe onlus, il personale tutto della Casa Circondariale di Viterbo, e le Istituzioni. “È una responsabilità che tutti abbiamo non solo verso le persone detenute, ma verso l’intera Società e la sostenibilità del Sistema Sanitario” - ha poi proseguito Conforti, ponendo l’accento proprio sull’importanza di affrontare in maniera decisa, concreta e pragmatica la problematica dell’HCV anche in quelle realtà tenute spesso dimenticate dal circuito mediatico. “La speranza è che questo progetto possa essere replicato in tutte le carceri italiane e diventare un modello da seguire e lo standard di azione”.

Pensiero questo ribadito anche da Ivan Gardini (foto a destra), Presidente di EpaC, che ha espresso un concetto semplice quanto chiaro: “compito delle Associazioni è quello di promuove progetti pilota che qualora si dimostrino fruttuosi e diano dei risultati in termini di educazione e prevenzione, ma anche di risparmio economico per il Sistema, devono essere accolti dalla pubblica amministrazione che ha il compito di istituzionalizzare questi risultati e renderli fruibili a una platea più ampia”.

L’inizio di questo progetto coincide inoltre con un momento storico per il nostro Paese: l’abbattimento delle restrizioni di accesso alle nuove terapie per l’epatite C, un risultato inseguito da Epac e che pone l’Italia tra le poche Nazioni al mondo ad aver raggiunto un tale traguardo. Tutto ciò lascia spazio ovviamente anche alla naturale ed auspicabile evoluzione di ENEHIDE: un percorso che possa portare alla creazione di un percorso diagnostico-terapeutico completamente all’interno del carcere, “per ottimizzare risorse, esperienze, la capacità dei nostri clinici di curare in modo eccellente”.

Dello stesso avviso e sulla medesima lunghezza d’onda anche Luciano Lucania (foto a sinistra), presidente della SIMSPe secondo il quale “in un momento in cui si parla molto di epatite C e di accesso alle nuove terapie, è opportuno puntare i riflettori su una realtà spesso ignorata, quella dei detenuti, che hanno diritto alla salute al pari degli altri cittadini”.

Anche Giulio Starnini (foto in basso), direttore dell’U.O. di Medicina Protetta Malattie Infettive presso l’Ospedale di Belcolle (VT), e coordinatore del progetto per SIMSPe, ha sottolineato l’importanza di una azione concreta verso le persone in detenzione, “giovani adulti con problemi di tossicodipendenza, che arrivano alla diagnosi tardi perché tardi si preoccupano della loro salute. Il carcere diventa quindi un’occasione per offrire un’opportunità per conoscersi e curarsi”. Non di meno, ha proseguito Starnini, occorre agire perchè“nella maggioranza dei casi queste persone torneranno a vivere nella società ed è importante che siano consapevoli dei rischi connessi a determinati comportamenti e della possibilità di prevenire il diffondersi dell’infezione”. “E’ una questione di salute collettiva non solo del singolo o della comunità carceraria.


Un progetto, ENEHIDE, che ha da subito riscontrato consenso in tutti gli attori che cercheranno di renderlo realtà. “Abbiamo aderito con entusiasmo a ENEHIDE perché è strutturato in maniera solida e rigorosa per ottenere risultati in termini di prevenzione e di informazione”, ha spiegato Teresa Mascolo (foto a sinistra), direttrice della Casa Circondariale di Viterbo. “Di grande aiuto saranno i mediatori culturali, fondamentali per una popolazione carceraria che è rappresentata per il 60% da stranieri”.


Completo appoggio e sostegno anche dal PRAP, Il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, rappresentato dal Provveditore Dr.ssa Cinzia Calandrino, che oltre a esprimere le grandi aspettative per un progetto che risponde ad una importantissima e fondamentale esigenza di salute non solo per i detenuti ma per la Società tutta, si è detta convinta che sarà un progetto che darà indicazioni importantissime, i cui risultati, attesissimi, saranno la base di partenza per un’estensione dello stesso nelle altre realtà detentive.

Voce unica dunque, che non esclude l’impegno della Regione Lazio che con i suoi 14 istituti detentivi, è terza fra le Regioni in quanto a numero di detenuti ospitati. “E’ anche per questo motivo che si spiega l’attenzione della Regione Lazio verso progetti come questo”, ha aggiunto Teresa Petrangolini (foto a destra), Consigliere regionale del Lazio, membro della Commissione Politiche sociali e salute del Consiglio regionale. “Riteniamo necessario raggiungere risultati concreti anche nel campo dell’assistenza e della prevenzione: a questo scopo, la Regione ha avviato un tavolo di lavoro con le associazioni dei pazienti di epatite C dal quale è nato un Osservatorio permanente che ha tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con HCV, monitorare la prevalenza dell’infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni come quelle detenute. Ecco perché, siamo felici che il progetto ENEHIDE parta proprio da qui”.

Immenso dunque l’impegno e tante le aspettative; un progetto pilota che durerà sei mesi e vuole dimostrare per prima cosa che un'azione di questo genere è realizzabile, che può e si spera venga poi replicato. “Abbiamo stabilito degli indicatori di efficacia che ci aiuteranno a capire cosa funziona e cosa no”, ha concluso Conforti. “Con Enehide vogliamo dimostrare che l'informazione giusta data nella maniera corretta produce risultati in termini di maggiore prevenzione e controllo della malattia. Partiamo da Viterbo, ma il nostro obiettivo è diffondere questo modello a tutte le realtà detentive italiane”.

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Questo progetto è stato realizzato grazie a un contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb

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