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Approfondimento indici epatici

Albumina sierica
L’albumina è una proteina prodotta nel fegato che svolge numerose funzioni, tra cui il trasporto di sostanze nel torrente circolatorio ed il mantenimento, insieme ad altre proteine, dell’equilibrio necessario (omeostasi) per la corretta distribuzione dei liquidi corporei nei vasi sanguigni e nei tessuti.

Per quali motivi i livelli di albumina possono diminuire?
In caso di una malattia epatica cronica (per es. la cirrosi) i livelli di albumina sierica (e la sua sintesi) risultano diminuiti. Anche l’alcolismo, l’infiammazione cronica e la malnutrizione proteica riducono la sintesi di albumina. Altre cause possono essere una perdita eccessiva attraverso i reni (sindrome nefrosica), l’intestino o la pelle (per es. in caso di ustioni gravi).

Ci sono cause per cui i livelli di albumina possono risultare aumentati?
Generalmente livelli isolati di albumina sopra la norma non sono indiziari di patologia. Occorre valutare con il medico tutto l’assetto proteico mediante l’esecuzione dell’elettroforesi sieroproteica ed indirizzare eventuali ulteriori indagini.

Quali sono i valori normali di albumina sierica?
Negli adulti il range normale è compreso tra 3.3 e 5.8 g/dl.


Alfa-fetoproteina (AFP)
L’Alfafetoproteina viene prodotta e rilasciata dal fegato, ma occasionalmente può essere prodotta in quantità significative anche da altri organi e tessuti.

Che cosa indica un suo aumento?
Elevati livelli di AFP si possono osservare in numerose condizioni cliniche sia fisiologiche (durante la gravidanza perché secreta dal feto ad esempio) o in caso di epatopatia (epatite acutacirrosi) e soprattutto tumore del fegato. Questo marcatore ha però una bassa sensibilità (molti falsi negativi) e specificità (molti falsi positivi) e da solo non consente di porre diagnosi di tumore del fegato né può essere utilizzato per uno screening.
Tuttavia, qualora ci sia la condizione di cirrosi epatica e l’insorgenza di un nodulo epatico sospetto, il valore di tale marcatore soprattutto se oltre una soglia di 200 ng/mL può indirizzare il medico ad un’ipotesi di malignità.
Il miglior rapporto fra sensibilità e specificità (ovvero il livello che permette di dire in prima ipotesi se ci sia o meno un tumore epatico) è secondo alcuni studi 20 ng/ml.
Si ribadisce che la diagnosi del tumore epatico deve basarsi su metodiche radiologiche completate da mezzo di contrasto specifici eseguite in strutture specializzate nel trattamento e diagnosi di questa neoplasia (TAC quadrifasica con mdc iodato e Risonanza Magnetica possibilmente con mezzo di contrasto epato-specifico di ultima generazione).
A seconda dell’esperienza del centro e secondo alcune linee guida, come quelle italiane, fra gli accertamenti da poter eseguire in caso di sospetto di epatocarcinoma, rientra in primo luogo anche l’ecografia completata da mezzo di contrasto intravascolare (Sonovue).


Aminotransferasi (alanina aminotransferasi ALT o glutammato-piruvato transaminasi GPT e aspartato aminotransferasi AST o glutammato-ossalacetato transaminasi GOT)
Le aminotransferasi sono enzimi che appartengono alla classe delle transaminasi. Esse si trovano in diversi tessuti (fegato, muscolo cardiaco, muscolo scheletrico) e sono coinvolte nella trasformazione degli aminoacidi.

Che cosa indicano?
ALT (alanina aminotransferasi) o (GPT) (transaminasi glutammico piruvica):  indice di danno epatico;
AST (aspartato aminotransferasi) o (GOT)  (transaminasi glutammico ossalacetica): contrariamente alla ALT, presente soprattutto nel fegato, l’AST è anche nel tessuto muscolare per cui si possono presentare rialzi transitori dovuti a miopatie o banalmente sforzi muscolari.

I valori di normalità variano a seconda del sesso, età e indice di massa corporea per cui un’alterazione anche non significativa (ovvero non segnalata dal laboratorio di analisi perché all’interno del range di normalità) valutata dallo specialista epatologo può sottendere un’epatopatia attiva (sia in caso di epatite virale o fegato grasso ad esempio). Fatta questa premessa, in linea generale si consideri sia per AST che ALT un livello inferiore a circa 40 U/l per gli uomini e circa 30 U/l per le donne, come “normale”.

Che cosa può causarne un aumento?
Valori elevati (superiori a 10 volte la norma) indicano una necrosi acuta delle cellule del fegato o un danno epatico dovuto a:

In questi casi i livelli di ALT e AST risultano elevati per giorni o, in caso di epatite virale, anche per settimane.

I livelli di aminotransferasi possono risultare elevati anche in caso di:

  • esacerbazione acuta di epatopatie croniche di diversa eziologia (note al paziente o misconosciute): epatite autoimmune o da virus epatitico B e C;
  • sindrome di Budd-Chiari;
  • patologie epatiche della gravidanza;
  • patologie ostruttive delle vie biliari (ad esempio calcolosi) con o senza ittero.

Aumenti lievi (solitamente inferiori a 2-3 volte la norma) sono aspecifici e spesso si verificano in caso di:

  • epatopatia cronica di diversa eziologia
  • disturbi colestatici

Bilirubina
La bilirubina è una sostanza che deriva prevalentemente dalla demolizione dell’emoglobina, la proteina che lega l’ossigeno a livello dei globuli rossi.
Ogni 120 giorni i globuli rossi vengono rinnovati e l’emoglobina viene degradata, dando origine alla bilirubina; per essere eliminata, la bilirubina deve essere trasformata mediante alcune reazioni di coniugazione (con acido glucuronico) che hanno luogo nel fegato.

Della bilirubina totale presente nel sangue si possono distinguere due frazioni:

  • bilirubina indiretta (non ancora coniugata nel fegato)
  • bilirubina diretta (già coniugata nel fegato), che viene riversata nell’intestino, dove la flora batterica ne favorisce la degradazione, convertendola in composti che vengono eliminati con le feci.

Che cosa indica?
Il dosaggio della bilirubina può essere utile per valutare la funzionalità del fegato. Nel sangue, la bilirubina totale di norma è <1,2 mg/dl (<20 mmol/l) mentre risulta assente nelle urine.

Che cosa può causarne un aumento?
Un eccesso di bilirubina indiretta può essere dovuto a malattie emolitiche (ovvero che presentano un’anomala distruzione dei globuli rossi), a danni da farmaci e ad alcune malattie ereditarie che alterano la capacità del fegato di convertire la bilirubina indiretta (non coniugata) in quella diretta (coniugata), come le sindromi di Gilbert (molto frequente ed assolutamente benigna) e Crigler-Najjar (più rara e con insorgenza e diagnosi precoce già in epoca neonatale).
Un aumento significativo (almeno 2-3 volte la norma) della bilirubina diretta invece, può dipendere da malattie del fegato, quali cirrosi, epatiti virali ed epatite tossica o ostruzioni delle vie biliari dovute, per esempio, a calcoli o tumori del fegato o del pancreas.

Che cosa significa quando è presente nelle urine?
La sua eventuale presenza nelle urine può indicare la presenza di una patologia epatobiliare con valori elevati di bilirubina nel sangue.


Fosfatasi alcalina (FA)
La Fosfatasi Alcalina è un enzima presente in diversi tessuti del corpo. In particolare, si trova nelle ossa e nelle cellule del fegato che formano i dotti biliari (i canali che trasportano la bile all’intestino, dove è coinvolta nella digestione dei grassi).  Sebbene in concentrazioni inferiori, essa è presente anche nelle cellule intestinali, nella placenta e, in minor misura, anche nel sangue.

Quali sono i valori normali?
I valori di Fosfatasi Alcalina (FA) nel sangue variano a seconda dell’età. Negli infanti e negli adolescenti i valori di FA aumentano in risposta all’accrescimento osseo.
Valori normali: ragazzi (9-15 anni) 130-700 UI/l; adulti 60-170 UI/l.

Che cosa indica un aumento dei livelli di Fosfatasi Alcalina?
I valori di FA aumentano notevolmente quando si verifica un’alterazione delle vie biliari e, in minor grado, in caso di malattie epatocellulari (cioè coinvolgenti specificatamente le cellule epatiche).
I livelli di FA aumentano di più di 4 volte il valore normale 1 o 2 giorni dopo un’ostruzione biliare, indipendentemente dalla sede dell’ostruzione

Aumenti fino a 3 volte i valori normali possono verificarsi in numerosi disturbi epatici, quali:

  • epatite di diversa eziologia con pattern colestatico
  • cirrosi
  • tumore
  • patologie infiltrative del fegato (amiloidosi, sarcoidosi, TBC, metastasi, ascessi)

Occasionalmente possono verificarsi aumenti isolati (il che significa che gli altri esami relativi al fegato sono nella norma) anche in assenza di disturbi epatici o biliari evidenti:

  • gravidanza
  • bambini e adolescenti nella fase di crescita (a causa della crescita ossea)
  • patologie dell’osseo (Malattia di Paget o severa osteoporosi)
  • insufficienza renale cronica

Gamma-glutamil transpeptidasi (GGT)
La GGT è un enzima che si trova soprattutto nel fegato e che di norma è presente nel sangue a livelli molto bassi.

Che cosa indica?
La GGT è considerata l’enzima epatico più sensibile nel rilevare problemi a carico dei dotti biliari. In generale, il medico prescrive questo test in combinazione con altri esami di funzionalità epatica (fosfatasi alcalina, bilirubina, transaminasi), per valutare la presenza di una malattia del fegato o dei dotti biliari. L’esame può essere anche utilizzato per distinguere tra una malattia delle ossa e un disturbo epatico quando si riscontra un aumento dei livelli di fosfatasi alcalina. Questo esame è utilizzato anche nel caso di un sospetto abuso di alcol; infatti, i livelli di GGT risultano aumentati nel 75% dei bevitori cronici.

Quali sono i valori normali?
Esiste una variabilità che dipende dal sesso e dall’età: tendono ad aumentare con l’età nelle donne, ma non negli uomini, rimanendo tuttavia sempre più elevati in questi ultimi rispetto alle donne.

Che cosa può causarne un aumento?
I livelli di questo enzima aumentano nelle disfunzioni epatobiliari, in particolare nella colestasi (ostruzione alla secrezione biliare ad opera sia di vasi biliari di grosso calibro che di piccolo calibro). L’alcol e alcuni farmaci possono aumentare anche in modo marcato i livelli di GGT, limitando la specificità del test.


Tempo di protrombina (PT)
Che cosa è e cosa indica?
La valutazione del tempo di protrombina, anche chiamato PT o Tempo di Quick, è un esame che fornisce un’indicazione della velocità di conversione della protrombina in trombina.
Questo esame viene usato per valutare anomalie della coagulazione del sangue, un processo che viene effettuato e regolato dai fattori della coagulazione, una serie di proteine prodotte dal fegato (fattori I, II, V, VII, IX, X, XII, XIII).
Il tempo di protrombina consente anche di valutare la funzionalità epatica, poiché esiste una correlazione tra anomalie della coagulazione, misurata dal tempo di protrombina, e il grado di disfunzione del fegato. Quando il fegato è danneggiato in modo significativo, infatti, i fattori della coagulazione non vengono prodotti normalmente.
Il tempo di protrombina è generalmente espresso in secondi, e viene confrontato con un normale controllo di sangue del paziente (range di normalità 10-14 secondi).


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