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Verso l’eliminazione mondiale dell’Epatite C: gli studi di Humanitas sull’impatto dei nuovi farmaci antivirali diretti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato nel 2030 l’anno in cui raggiungere l’eliminazione dell’epatite a livello mondiale. Un traguardo raggiungibile grazie all’introduzione di farmaci antivirali diretti in grado di guarire i pazienti che soffrono di Epatite cronica C in circa il 95% dei casi

Questi antivirali sono disponibili in Italia già dal 2014 e sono prescrivibili solo da centri specialistici esperti identificati tramite delibera regionale.

In Humanitas oltre 1000 pazienti trattati con antivirali diretti

In Humanitas sono oramai 1000 i pazienti che sono stati trattati con questi farmaci dall’équipe di Medicina Interna ed Epatologia, ottenendo un tasso complessivo di guarigione del 97%.

  “È possibile dire che ad oggi nessun paziente con epatite cronica C, noto al nostro centro è ancora affetto dalla malattia – ha detto il prof. Alessio Aghemo, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna e Epatologia – infatti anche i pochi pazienti che hanno fallito il trattamento di prima linea, quando ritrattati hanno ottenuto la guarigione. È un grande vanto per il nostro centro ed è prova del lavoro portato avanti dai medici dell’Unita Operativa dal 2014”.

“Attualmente anche grazie alla creazione di un ambulatorio dedicato – ha spiegato ancora il professore – siamo in grado di iniziare un trattamento antivirale in meno di 21 giorni dalla prima visita. Garantendo quindi ai nostri pazienti un rapido percorso verso la guarigione”.

“Resta ancora molto da fare sul piano della diagnosi per identificare quelle persone che non sanno di avere l’infezione e non hanno quindi avuto accesso alle cure – ha chiarito Aghemo – e per trattare quei pazienti che pur a conoscenza della propria malattia non sono stati riferiti ai centri specialistici. Per questo nel 2019-2020 prenderanno il via dei progetti finalizzati ad aumentare il tasso diagnostico nei medici di medicina generale e a garantire che tutti i pazienti con riscontro di epatite C in Humanitas abbiano rapido accesso ad uno specialista per rendere Humanitas il primo ospedale Hepatitis C free”.

I benefici per i pazienti e per la sanità pubblica

L’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) ha calcolato in un’analisi cost-consequence l’impatto dell’utilizzo di questi farmaci in Humanitas anche in termini di spesa per la sanità pubblica, oltre che di guarigione per i pazienti.

La simulazione condotta su una coorte di 696 pazienti con epatite cronica e cirrosi trattati nel triennio 2017-2019 in Humanitas, ha dimostrato che, nell’arco di 20 anni, sono stati prevenuti 472 decessi legati al fegato, 175 casi di epatocarcinomi, 90 casi di cirrosi scompensate e 84 trapianti di fegato.

Il trattamento anti-HCV può essere inoltre considerato un investimento non solo per la salute ma anche per la spesa pubblica: un incremento di spesa nel triennio di riferimento per farmaci anti-HCV pari a 3,9 milioni di €, consente di ottenere minori complicanze associate al decorso della patologia e un relativo minore impiego di risorse legate al monitoraggio della stessa, generando nella coorte di pazienti trattati nel triennio 2017-2019 un risparmio cumulato pari a 5,5 milioni di € in 20 anni.

“Alla luce di tali risultati, è possibile affermare come il trattamento dei pazienti affetti da HCV si configuri come un investimento in salute in quanto, specie nei pazienti meno gravi, previene la progressione della malattia, riducendo quindi la manifestazione di complicanze gravi (epatocarcinoma, cirrosi, trapianti) e l’impiego di risorse associate alla loro gestione”, ha concluso il professore.

Fonte: humanitas.it

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