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Tanto caffè migliora la risposta ai farmaci per l'epatite C

È accertato che un elevato consumo di caffè si associa a una ridotta progressione dell'epatopatia e a un basso rischio di epatocarcinoma. Un nuovo studio pubblicato su Gastroenterology ne evidenzia un ulteriore vantaggio: un'alta assunzione della bevanda (più di 3 tazze al dì) costituisce un fattore predittivo indipendente di una migliore risposta virologica alla terapia pegIfn/ribavirina nei pazienti con epatite C. La ricerca, coordinata da Neal D. Freedman, della divisione di Epidemiologia tumorale e genetica presso il National cancer institute di Rockville, nel Maryland, ha coinvolto 885 pazienti che avevano iniziato un trattamento con peginterferone alfa-2a (180 mcg/settimana) e ribavirina (1.000-1.200 mg/die); tra questi, l'85% era composto da bevitori di caffè, di cui il 14,9% ne consumava 3 o più tazze al giorno. Lo studio ha dimostrato che nel 72,7% dei soggetti che bevevano almeno tre dosi di caffè al giorno l'Rna virale risultava assente dal siero già dopo 12 settimane di terapia. Dopo venti settimane non è stata rilevata traccia del virus nel 52,3% dei pazienti, e l'effetto si è mantenuto nel 49,2% dei casi anche al raggiungimento della 48ma settimana. Nel 25,8% dei casi l'Rna ha continuato a essere assente anche a 24 settimane dalla fine della terapia. Nei pazienti che non consumavano caffè, invece, questi valori sono risultati, rispettivamente, pari al 45,7, 26,3, 21,8 e 11,3%. Il consumo di caffè, concludono gli esperti, può quindi essere associato a un livello inferiore di enzimi epatici e alla riduzione delle malattie croniche e del cancro al fegato.

Gastroenterology, 2011; 140(7):1961-9

Fonte: Doctornews.it

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