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Pelle: piercieng o tatuaggi per 8-13%  occidentali, occhio a infezioni

Nizza, 3 apr. (Adnkronos Salute) - Piercing e tatuaggi 'super-gettonati' nei Paesi occidentali. In Stati Uniti, Canada, Nord Europa e Australia la percentuale di persone che sfoggia tattoo o 'anellini' oscilla infatti fra l'8 e il 13%. I piu' affezionati ai 'disegni' sulla pelle sono i teenager, mentre i fori su ombelico, naso o labbra sono piu' 'amati' fra 18-30enni. Senza contare le nuove e varie pratiche 'underground' di scarfing e di veri e propri 'impianti' sottocutanei di orecchini o oggetti dalle forme piu' disparate. A rendere noti i numeri della 'passione numero uno' anche di molti giovani italiani e' Jean-Baptiste Guiard-Schmid, infettivologo del servizio di Malattie infettive e tropicali dell'ospedale Rothschild di Parigi, che ha tenuto una conferenza sul tema durante il 16esimo Congresso europeo di Microbiologia clinica e Malattie infettive, in corso a Nizza fino a domani.

"Anche se - ha spiegato l'esperto - il 10-20% dei piercing e dei tatuaggi, una volta effettuati, provoca infezioni batteriche benigne, che si risolvono nel giro di pochi giorni, esiste il rischio di contrarre allergie gravi e di veder comparire ascessi o cicatrici cheloidee. Alcune infezioni, poi, come quelle da staphylococcus aureus, streptococcus pyogenes e pseudomonas aeruginosa, possono cronicizzare e necessitare di cure per tutta la vita. Da un'indagine che abbiamo condotto in Francia, inoltre, dove 'operano' circa 1500 tatuatori - sottolinea Guiard-Schmid - e' risultato che fra 140 e 1400 clienti potrebbero essere stati contaminati dal virus dell'epatite B e che il 25-50% di loro potrebbe sviluppare la malattia.

Stesso discorso per l'epatite C: fra le 130 e le 1300 persone 'tatuate' o che hanno scelto di fare un piercing potrebbero averla contratta, con una percentuale dell'80% che potrebbe ammalarsi. Per quanto riguarda l'infezione da Hiv - continua - le probabilita' di insorgenza sono piu' basse, ma aumentano nel caso di piercing nella zona genitale: dai nostri calcoli, e' possibile che fra 1 e 10 clienti abbiano contratto il virus proprio in questo modo".

"La questione e' piu' delicata di cio' che si pensa - dice l'esperto - e in Francia ci stiamo battendo per rendere obbligatori i corsi di formazione per i tatuatori, che devono avere regole pragmatiche, anche se non coercitive, per esercitare la loro professione. Abbiamo poi grandi problemi anche con la 'classe' dei gioiellieri, che continuano a praticare i famosi 'buchi' alle orecchie con le classiche 'pistole', giustificandosi con la scusa dell'utilizzo di orecchini sterili: questo non basta, perche' anche se il foro viene effettuato con la punta del gioiello sterile, potrebbe fuoriuscire del sangue e, non disinfettando la pistola, e' come se si non si prendesse nessuna precauzione".

(StgB/Adnkronos Salute)

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