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Farmaci contro Epatite C che riducono carica virale senza interferone

L’associazione dell’inibitore di proteasi e dell’inibitore di polimerasi in somministrazione orale di Boehringer Ingelheim per la terapia dell’epatite C dimostra di ridurre rapidamente la carica virale, senza la concomitante somministrazione di interferone pegilato.

Presentati al Congresso AASLD 2010 i risultati di un nuovo studio di Fase Ib che valuta questi potenziali farmaci orali di Boehringer Ingelheim per la terapia dell’epatite C.

BOSTON, Massachusetts (USA) e INGELHEIM, Germania, 30 ottobre 2010 – In occasione del Congresso Annuale dell’Associazione Americana per lo Studio delle Malattie del Fegato (AASLD) a Boston, Massachusetts (USA), Boehringer Ingelheim ha presentato i risultati dello studio di Fase Ib SOUND-C1 che dimostrano come l’associazione orale di due farmaci contro l’epatite C, in fase di sviluppo, l’inibitore di proteasi BI 201335 e l’inibitore di polimerasi BI 207127, in associazione con ribavirina, abbiano ridotto la carica virale al limite inferiore dei livelli quantificabili, in pazienti affetti da epatite C naïve al trattamento. Il regime terapeutico non ha previsto la cosomministrazione di interferone durante i primi 28 giorni di trattamento.

La combinazione di due nuovi inibitori – di proteasi e di polimerasi – ha determinato una rapida risposta virologica pari al 73-100%, senza utilizzare interferone pegilato.

In questo studio randomizzato in aperto, 32 pazienti, con infezione da virus HCV genotipo 1, naïve al trattamento, hanno assunto una combinazione di BI 207127 al dosaggio di 400mg o 600mg tre volte/die (TID) e BI 201335 120mg una volta/die (QD) in associazione a ribavirina (RBV) (1000/1200mg al giorno in due dosi) per 28 giorni. Tutti i pazienti hanno mostrato un repentino declino della carica virale nei primi due giorni di terapia a cui ha fatto seguito una seconda fase di diminuzione più lenta. Nei gruppi con il dosaggio più basso e con il dosaggio più alto, rispettivamente il 73% e il 100% dei pazienti hanno mostrato una rapida risposta virologica rappresentata da una riduzione di HCV RNA al di sotto della soglia di quantificazione dopo 4 settimane di terapia. Un paziente ha avuto un incremento della carica virale (aumento >1 LOG10 dal nadir durante il trattamento) e un altro un aumento di 0,7 LOG10. Entrambi i pazienti appartenevano al gruppo con il dosaggio più basso di BI 207127 e presentavano una carica virale elevata al basale. Al 29esimo giorno tutti i pazienti hanno modificato il regime terapeutico e hanno assunto BI 201335 e interferone Pegilato (PegIFN)/Ribavirina (RBV) per ulteriori 44 settimane come previsto dal protocollo di studio e saranno monitorati nel tempo per valutare il mantenimento della sostenuta risposta virologica.

“Questi primi risultati suggeriscono che l’associazione di questi farmaci orali anti-HCV possa ridurre la carica virale con un regime terapeutico più tollerabile e che non comprenda interferone. L’attuale standard terapeutico per i pazienti con epatite C, prevede l’associazione PegIFN/RBV, ed è caratterizzato da effetti collaterali che si ripercuotono negativamente sull’aderenza alla terapia oltre che con risposte terapeutiche subottimali”, ha dichiarato Stefan Zeuzem, MD, Professore di Medicina e Primario di Medicina alla Clinica Universitaria ‘Johann Wolfgang Goethe’ di Francoforte e principale sperimentatore dello studio. “Un regime terapeutico senza interferone potrebbe costituire un’opzione terapeutica importante per i pazienti affetti da epatite C cronica”.

Fonte: liquidarea.com

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