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Epatite C, la trasmissione sessuale resta rara

Niente paura per gli individui con infezione cronica da virus dell’epatite C (Hcv) all’interno di una relazione eterosessuale monogama: la trasmissione per via sessuale da un partner infetto a uno sano è alquanto rara

Niente paura per gli individui con infezione cronica da virus dell’epatite C (Hcv) all’interno di una relazione eterosessuale monogama: la trasmissione per via sessuale da un partner infetto a uno sano è alquanto rara. Lo afferma una nuova ricerca americana pubblicata sul numero di marzo di Hepatology. La più frequente via di trasmissione di Hcv è rappresentata dal contatto diretto con sangue infetto, per esempio attraverso l’uso di farmaci iniettati per via intravenosa. Per quanto riguarda la trasmissione per via sessuale, invece, i dati sono piuttosto controversi, anche se diversi studi concordano sul fatto che il rischio di infezione sia minimo, e avvenga per esposizione di tracce di sangue infetto attraverso secrezioni vaginali, sperma o saliva. Quello che manca, però, è un dato quantitativo, un limite per i medici che devono consigliare i propri pazienti sulla sicurezza dei rapporti sessuali. Perciò alcuni ricercatori dell’Università della California a San Francisco, tra gennaio 2000 e giugno 2003, hanno reclutato circa 500 soggetti positivi per Hcv, ma negativi per il virus dell’immunodeficienza umana (Hiv), e i loro partner, con cui avevano una relazione stabile da almeno 3 anni. Mediante interviste telefoniche o di persona, a entrambi i membri della coppia sono state poste, separatamente, domande relative alla loro vita sessuale, alla condivisione dei comuni oggetti di igiene personale ed altri fattori di rischio noti per l’infezione da Hcv. Poi è stata determinata la presenza del virus attivo nel sangue di tutti i partecipanti, confrontando i ceppi di Hcv nelle coppie in cui entrambi i partner risultavano infetti. «Anche se la prevalenza globale di infezione da Hcv tra partner è pari al 4%, quella potenzialmente attribuibile alla trasmissione sessuale scende allo 0,6-1,2%» spiega Norah Terrault, prima firmataria del lavoro. E continua: «Basandoci sulla frequenza dei rapporti sessuali e sulla durata delle relazioni, abbiamo stimato una frequenza massima di infezione da Hcv per via sessuale dello 0,07% l’anno, approssimativamente 1 volta ogni 190.000 rapporti». Ecco quindi il messaggio per i medici: nel caso i pazienti con infezione cronica da Hcv abbiano una relazione etero e monogama, rimangono valide le attuali raccomandazioni, che non prevedono il cambiamento delle abitudini sessuali dei due partner.

Hepatology. 2013 Mar;57(3):881-9

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