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Epatite B o C, terapia antivirale aumenta l'aspettativa di vita dopo trapianto di rene

La terapia antivirale dovrebbe essere sistematicamente offerta ai pazienti infetti da virus dell'epatite B (HBV) e/o C (HCV) sottoposti a trapianto di rene, come indicato dalle linee guida internazionali.

«Il miglioramento che si è avuto nel trattamento HBV negli ultimi due decenni e lo sviluppo di nuovi trattamenti contro l'HCV, giustificava un aggiornamento dei dati in grandi coorti di pazienti sottoposti a trapianto di rene con follow-up a lungo termine» dice l'autore senior Philippe Mathurin, dell'Université Lille 2 in Francia, di uno studio pubblicato su Journal of Hepatology.

Come spiegato nell'articolo, una terapia antivirale con analoghi dei nucleotidi è ampiamente utilizzata dagli anni '90 nei pazienti trapiantati con infezione da HBV, mentre più raro è il trattamento a base di interferone nei casi di infezione da HCV, dato l'aumento del rischio di rigetto. Analizzando i dati di 30.000 pazienti presenti nel database CRISTAL (575 con infezione da HBV, 1.060 con HCV e 29.798 senza infezione), i ricercatori hanno dimostrato una prognosi peggiore nei pazienti con HCV rispetto ai pazienti non infetti, mentre nessuna differenza significativa è stata osservata tra quest'ultimi e i pazienti con HBV.

Successivamente, un'analisi casuale delle cartelle cliniche di 184 pazienti con HBV e di 504 con HCV ha mostrato un controllo della replicazione virale nel 94% e nel 35% dei casi, rispettivamente. Confrontando la sopravvivenza a 10 anni di questi pazienti con quella dei pazienti non infetti (corrispondenti per sesso, età, durata della dialisi, tempo di ischemia fredda e anno di trapianto), si trovava che l'infezione cronica da HBV non influiva sulla sopravvivenza, mentre esiti peggiori si avevano nei pazienti con HCV e RNA rilevabile, ma non in coloro con soppressione virale sostenuta e quindi RNA non rilevabile.

Questi risultati confermano che la soppressione virale determina un buon esito del trapianto di rene dei pazienti con epatite B o C, al pari dei pazienti non infetti. Pertanto, gli autori concludono che una terapia antivirale deve essere sempre proposta, in modo da prevenire il deleterio effetto epatico ed extraepatico della replicazione virale cronica.

Inoltre, «il recente accesso ad antivirali ad azione diretta in pazienti con virus dell'epatite C e disfunzione renale offre nuove opportunità» conclude Mathurin.

J Hepatol.2019. doi: 10.1016/j.jhep.2018.12.036
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30879789

Fonte: doctor33.it

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