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3 - Ho scoperto l'epatite C: Cosa faccio?

Se hai scoperto di essere affetto da epatite C la cosa più importante da sapere è che oggi l'epatite C si cura ed è possibile guarire definitivamente!
Esistono infatti farmaci innovativi che in cicli terapeutici di 12 o 24 settimane permettono la guarigione in più del 95% dei pazienti; inoltre le terapie sono in costante evoluzione e nuovi farmaci in arrivo arricchiranno la gamma di terapie disponibili, con percentuali di successo terapeutico sempre più vicine al 100% 1,2,3

I farmaci innovativi sinora approvati per la cura dell’epatite C sono:


A chi rivolgersi

La prima cosa da fare se hai scoperto di essere affetto da HCV è quella di rivolgerti al Medico di Famiglia per farsi indirizzare presso un Centro Specializzato nella cura delle epatiti, o in alternativa recarsi direttamente in un Centro per avere una diagnosi completa sullo stato dell’infezione o malattia ed eventualmente iniziare un ciclo terapeutico.

È necessario sapere che non tutti i Centri Specializzati possono prescrivere i nuovi farmaci per l’epatite C: ogni regione ne ha infatti un certo numero con l’abilitazione alla prescrizione e somministrazione di questi farmaci.

È fondamentale rivolgersi ad un Medico Specialista di un Centro Autorizzato perché solamente così è possibile definire il quadro clinico completo, ed iniziare un percorso di cura.

Qui puoi trovare l’elenco completo dei Centri abilitati per ogni regione.


Diagnosi e inquadramento clinico

Normalmente in un centro specializzato vengono eseguiti una serie di esami diagnostici per definire le caratteristiche dell’infezione e la gravità del danno epatico, ma anche verificare l’esistenza e/o gravità di altre co-patologie esistenti e relativi trattamenti farmacologici, che potrebbero influenzare o interferire con le terapie da assumere.

Gli esami più importanti sono: 4

  • genotipizzazione del virus HCV: la genotipizzazione virale è un esame che permette di identificare con precisione le caratteristiche del virus (il genotipo del virus ad esempio 1a, 2a, 2b, 3…). La ricerca del genotipo virale è un’indagine imprescindibile allo stato attuale, necessaria per impostare correttamente la terapia antivirale. Infatti a seconda del genotipo varia la strategia terapeutica da adottare ed il regime farmacologico da utilizzare;
  • HCV/RNA quantitativo: permette di stabilire la quantità del virus presente nel sangue e viene espressa in IU/ml ovvero “Unità Internazionali per millilitro”;
  • esami per la rilevazione di eventuali co-infezioni, in particolare per altri virus epatici (es. epatite B HBV) o per l’HIV (virus immunodeficienza). È bene sottolineare come la presenza di co-infezioni può essere causa di una più rapida evoluzione del danno epatico;
  • esami ematochimici e sierologici, di alcuni parametri di funzionalità epatica (es. le piastrine), e di altri parametri che possano indicare la presenza o meno di altre problematiche associate;
  • determinazione del danno strutturale del fegato: permette di verificare e quantificare il danno che il fegato ha subito nel tempo; esistono diverse metodiche dirette, alcune indirette, il cui utilizzo combinato permette di avere informazioni assai più precise.

Stabilire il danno al fegato

Esistono test che permettono di quantificare il danno del fegato, ovvero la eventuale degenerazione di alcune o molte cellule epatiche e la contestuale cicatrizzazione del tessuto epatico, scientificamente definito come stadio di fibrosi del fegato.

Le tecniche per la stadiazione del danno epatico si distinguono in invasive (biopsia epatica percutanea, oggi eseguita esclusivamente sotto guida ecografica) e non invasive (diverse tecniche “simil-ecografiche” che vanno a valutare la “durezza” del fegato con lo studio delle onde sonore).

Sino a qualche anno addietro veniva esclusivamente indicata la Biopsia Epatica, una procedura attualmente eseguita preferibilmente in regime di ricovero giornaliero (Day Hospital) e che consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto epatico e nella sua analisi al microscopio. Sebbene i risultati offrano un quadro molto preciso del danno al fegato, in caso di infezione cronica accertata da HCV si utilizza oggi più raramente, proprio a causa della sua invasività e dei potenziali rischi (in particolare emorragici).

Per ovviare ad alcuni inconvenienti della biopsia epatica sono stati messi a punto metodi non invasivi, tra i quali, il più utilizzato e riconosciuto è l’Elastografia Epatica effettuata con il Fibroscan®

Questo esame mira a definire appunto la “durezza” del fegato. Tanto più il fegato risulta indurito, tanto maggiore è il danno presente. Il vantaggio di questo tipo di esame è quello di essere indolore, privo di rischi e di rapida esecuzione. Esistono anche altre metodiche più recenti come l’ARFI ® (impulso acustico ad ultrasuoni focalizzato) che sfruttano lo stesso meccanismo fisico e, in alcuni casi, sono maggiormente attendibili in caso di pazienti con obesità o versamento addominale.

In tutti i casi, le informazioni ottenute da tali esami, ovvero la definizione del grado di danno epatico (definizione dello stadio di fibrosi) risultano importanti se non fondamentali per la definizione del programma terapeutico più adeguato per il paziente HCV-positivo.

Attualmente esistono delle limitazioni all’accesso alle terapie con farmaci innovativi, sulla base di criteri stabiliti dall’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA – che in linea di massima stabiliscono che, in assenza di particolari condizioni cliniche (definite nei criteri) è possibile accedere alle terapie con una fibrosi avanzata o avanzatissima.
Nel dettaglio, il livello di fibrosi minimo per accedere alle terapie è quello di F3 con un valore dell’esame Fibroscan di almeno 10kPa: se la fibrosi è pari o superiore a tale valore si ha diritto ai farmaci.5

Fig. 1 – Comparazione tra livelli di gravità evidenziati con una biopsia e tramite Fibroscan

Per consultare direttamente i criteri di accesso ed avere più informazioni a riguardo, consulta la sezione al punto 5 del percorso “Accesso alla terapia: quando e come


Come effettuare un Fibroscan

L’esame diagnostico eseguito con il Fibroscan viene realizzato in strutture specialistiche e da personale specializzato. Generalmente sarà cura del medico specialista dare indicazioni ai pazienti su questa tematica; per informazioni su quali centri dispongono della strumentazione clicca qui.


Se non hai trovato tutte le risposte che cercavi, puoi
- Scrivere a “l’Esperto risponde” ,
- Consultare l’archivio delle risposte già pubblicate
- Scrivere a info@epac.it
- Chiamare direttamente l’Associazione al seguente numero telefonico 06.60200566



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Bibliografia

  1. HCV Guidance: Recommendations for Testing, Managing, and Treating Hepatitis C – AASLD 2016 - http://www.hcvguidelines.org/full-report-view
  2. EASL Recommendations on Treatment of Hepatitis C 2016 - http://www.easl.eu/medias/cpg/HCV2016/English-report.pdf
  3. GLOBAL REPORT ON ACCES TO HEPATITIS C TREATMENT – WHO, October 2016
  4. Indicazioni pratiche per un modello di gestione condivisa tra Medico di Medicina Generale e Specialista Epatologo del paziente con epatite cronica da virus dell’epatite B e virus dell’epatite C– AISF, SIMG, Maggio 2015
  5. Criteri di rimborsabilità ai farmaci HCV – AIFA - http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/aggiornamento-epatite-c

Il progetto è stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb

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